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STAMPA ESTERA
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DA JEUNE AFRIQUE

Tunisia: andare in spiaggia sotto (alta) sorveglianza

 

di Fawzia Zouari

Traduzione di Rachele Marmetti

 

DIDASCALIA ALLA FOTO DELL'ARTICOLO ORIGINALE (RICORDIAMO CHE IL CRONISTA PUBBLICA ESCLUSIVAMENTE LE IMMAGINI INDISPENSABILI ALLA COMPRENSIONE DEL TESTO O DI RILEVANZA DOCUMENTALE):

Ancora un briciolo di atmosfera vacanziera per chi ha ripreso il lavoro? Eccovi Hammamet, proprio come foste lì. La città simbolo del turismo tunisino su cui v’informo ogni estate.

A Hammamet non è cambiato nulla dallo scorso anno. Perlomeno cielo blu e sabbia fine sono gli stessi. E anche la serenità che si respira, che resiste al baccano della grande Storia. Per la piccola storia, invece, è tutt’altra cosa. I cambiamenti si vedono.
Per esempio, a Hammamet ora c’è una “polizia dell’ambiente”, che si sforza di fare un po’ più pulita la città, per accogliere i turisti più decorosamente che dopo la rivoluzione. Benché in fatto di turismo non ci sia stato uno tsunami di teste bionde. Solo i nostri fratelli algerini hanno salvato la stagione. Sono arrivati, come loro solito, sgommando e con il raï [genere musicale tradizionale dell’Algeria, ndt] a tutto volume, per dare sfogo alla felicità di trovarsi nel Paese della libertà dei costumi.

Le libertà sono controllate

Ho detto libertà di costumi? Ho indorato la pillola. Infatti, a Hammamet, oltre la polizia per l’ambiente, c’è anche una “polizia della virtù”, che però non osa chiamarsi tale. Non vi conviene piombare in spiaggia con una lattina di birra. Certo, la legge lo permette ancora, ma le consegne dei poliziotti sono più restrittive. Evitate anche di strofinarvi troppo al vostro compagno o compagna nell’acqua, rischiate l’ira dei tre poliziotti appostati lì vicino. Ho visto uno di loro rimproverare una bagnante perché consentiva al figlio di divertirsi con la sua amichetta, caricandosela sulle spalle per farle fare i tuffi: «Questo non si fa, signora, le ha detto il poliziotto. – Ma, signore, si è sempre fatto. – Dica alla ragazza di coprirsi e ci dia le sue generalità».
Facendo buon viso a cattivo gioco, la signora ha messo lo zelo del poliziotto in conto allo stato d’emergenza e non allo stato in cui versa un Paese in cui le libertà costituzionali talvolta non sono che carta straccia. L’avevamo toccato con mano già due mesi orsono, quando alcuni giovani si sono buscati pene detentive per aver interrotto il ramadan, benché la Costituzione garantisca libertà di coscienza.

Potrebbe anche sfiorarvi l’idea che il velo non sia che una forma di rilancio sessuale

E proprio in questo consiste l’islamizzazione. Lo constato dal numero di burkini che fioriscono sulla spiaggia. Tutte queste ragazze che si bagnano vestite! Con un tessuto che disegna a tal punto le loro forme da farle diventare più che mai sexy. Così può sfiorarvi l’idea che il velo non sia che una forma di rilancio sessuale.
Aspettate! Ecco un’altra scena che avrebbe potuto interessare la “polizia della virtù” ben più dei giochi innocenti di due ragazzini con le onde: una donna velata, seduta sulla sabbia, ha scoperto un seno latteo e l’ha messo in bocca al suo bambino. Wallah [espressione araba che significa: “giuro su Dio”, ndt], ero scioccata. So bene che il hidjab [in questo caso il termine non si riferisce al velo islamico che adempie alle norme minime di velatura, ma al tema della velatura delle donne nell’Islam, ndt] può anche essere adattato a impudicizia e peccato, ma questo è francamente troppo…! Qualcuno ha commentato che ci vorrebbe una legge che obblighi le donne velate a rispettare la ragione per cui si velano. Fare concorrenza in questo modo a noi, le safirat (le non-velate), con un topless halal [ciò che è permesso secondo l’Islam, ndt], è, come direbbe il defunto… pardon, l’ex presidente Moncef Marzouki concorrenza sleale! [1]
E c’è anche una “polizia televisiva”. Mi riferisco alla polizia che controlla l’informazione, sino a manipolarla. Infatti, quello stesso giorno un’équipe della televisione nazionale è arrivata sulla spiaggia, ha parlamentato con i poliziotti della buoncostume, che poi si sono rivolti a un giovane custode del parcheggio. Ci sono state trattative. Il regista ha messo addosso al custode uno zaino e gli ha chiesto di lasciarsi fermare dalla polizia. La polizia ha finto di raggiungere il ragazzo che, devo dire, recitava a meraviglia! L’ha interrogato, ha perquisito lo zaino e poi lo ha rilasciato.  Una finzione, naturalmente. La sera stessa, davanti alla televisione pubblica, il telespettatore locale e l’eventuale turista possono sentirsi rasserenati: la sicurezza regna sulle spiagge tunisine. Male incolga a chi male pensa!

[1]
Moncef Marzouki, dal 13 dicembre 2011 al 31 dicembre 2014 presidente della Tunisia ad interim, eletto dall’Assemblea costituente dopo le elezioni tenutesi in seguito alla “primavera araba” e alla caduta di Ben Alì, ndt.

 

ORIGINALE:

Tunisie : baignade sous (haute) surveillance  

 

 

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