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STAMPA ESTERA
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DA LE MONDE, EDIZIONE PER ABBONATI

In Francia non c’è più la separazione dei poteri!

In una tribuna, un collettivo di avvocati ritiene che il progetto di legge «per rafforzare la lotta al terrorismo e la sicurezza interna», all’ordine del giorno del consiglio dei ministri odierno, sia un flagrante attentato allo Stato di diritto.

Firmatari dell’intervento:
Joseph Breham, Vincent Fillola, Laurence Greig, Marie-Pompéi Cullin, Raphaelle Guy, Julien Pignon, Noémie Saidi-Cottier, Safya Akorri, Eric Bernard, Khaled Elachi, Jean-Louis Jalady, Alice Loehr, Julie Février, Serdar Umut, Ingrid Metton, Benjamin Pitcho (membro del Consiglio dell’Ordine di Parigi), Calvin Job, Boris Rosenthal, Thomas de Gueltzl, Sophie-Anne Bisiaux.e Carpentier de Gourdon

Traduzione di Rachele Marmetti

 

Didascalia a foto di repertorio di militari in servizio di vigilanza:

Secondo la Commissione europea, nel 2014 il budget per la giustizia della Francia si trovava al 27° posto su 45.

«La situazione era grave, ma questo cosa significava? Significava che occorrevano misure ancora più straordinarie», scriveva Albert Camus ne La Peste. Fra qualche settimana la locuzione “situazione d’emergenza” non dovrebbe più esistere. Tuttavia, non abbiamo di che rallegrarci: le previsioni più funeste, profetizzate da cassandre ignorate con tanta arroganza, stanno per realizzarsi. Sin dallo scorso gennaio la Commissione nazionale consultiva dei diritti dell’uomo (CNCDH) ha lanciato l’allarme di un rischio di “assuefazione” allo stato di emergenza della società francese.
Pubblicata l’8 giugno 2017, la bozza di progetto di legge «per rafforzare la lotta al terrorismo», che metterà fine, a termine, allo stato d’emergenza, integrando nel diritto comune alcune misure eccezionali, s’inscrive in questa logica perniciosa.
Ricordiamo qui alcuni fatti evidenti.
Le nostre società sono democratiche non soltanto grazie al voto, ma anche, e soprattutto, per merito della separazione di poteri: il legislativo decide, l’esecutivo agisce e il giudiziario lo controlla. È questo prezioso equilibrio che il governo oggi fa vacillare.

Il bue delle favole

Il potere esecutivo s’ingrossa più del bue delle favole della nostra infanzia. Il potere legislativo, invece, non avendo più potere di stimolo e facoltà di ideare leggi (le proposte di legge vengono sistematicamente modificate), s’imbozzacchisce. Inoltre, eluso dall’esecutivo grazie al ricorso a ordinanze, il potere legislativo diventa una camera di ratifica, magia dell’allineamento dei calendari elettorali. Parallelamente, il potere giudiziario non ha mezzi finanziari sufficienti per esercitare il controllo sul potere esecutivo. Secondo la Commissione europea, nel 2014 la Francia si è classificata per il budget della giustizia al 37° posto su 45 Paesi. Per di più, gli innegabili sforzi finanziari del 2016 e 2017 sono andati soprattutto a favore dell’amministrazione penitenziaria.
Sono i mezzi legali di controllo che oggi si vogliono sopprimere. Affidando all’amministrazione l’adozione di misure fra le più insidiose per le libertà pubbliche, si affida al lupo la guardia del gregge. Per essenza, e per motivi di efficacia eminentemente comprensibili, il potere esecutivo tende a usurpare queste libertà. Un poliziotto vuole aver facoltà prolungare la custodia cautelare, un prefetto vuole impedire qualsiasi manifestazione suscettibile di degenerare, un ministro dell’Interno vuole poter imporre un obbligo di residenza. Questa tendenza naturale deve essere controbilanciata da un potere giudiziario forte, che disponga dei mezzi finanziari (e abbiamo visto che non è affatto così) e dei mezzi legali (ciò che oggi si vuole sopprimere) per esercitare il controllo.
Se, perlomeno, la sempre comoda scusa dell’efficacia fosse in una certa misura pertinente! I provvedimenti adottati per la situazione di emergenza sono in vigore ormai da quasi due anni, un tempo sufficiente per prendere atto che non servono per mettere fine agli attentati e nemmeno per evitarli. Secondo i dati del parlamento, dal 22 luglio 2016 a oggi sono state disposte 590 perquisizioni, 65 hanno avuto seguito giudiziario, 25 delle quali per infrazioni riconducibili a terrorismo.

Misure strumentalizzate

In compenso, si conoscono le conseguenze della perpetuazione delle misure eccezionali. Libertà di manifestare, libertà di culto, libertà di movimento, libertà di parola sono state e ancora saranno colpite. Tutti noi abbiamo potuto costatare che queste misure sono state strumentalizzate, sviate dalla lotta al terrorismo per stigmatizzare gruppi sociali e prendere di mira manifestanti ecologisti, sindacalisti, o contro l’immigrazione clandestina.
Il ministro dell’Interno, Gérard Collomb, presenta una nuova forma che ha assunto la corrente di pensiero che già in passato ha mostrato il proprio carattere specioso: la sicurezza sarebbe l’alfa e l’omega delle nostre libertà. Nessun bisogno di grandi discorsi per capire che nel quotidiano l’imperativo della sicurezza prende una direzione diversa e che le nostre libertà sono sacrificate sull’altare di questa deviazione. In effetti, l’equilibrio che l’esecutivo dice di voler trovare tra «necessità di sicurezza dei cittadini e protezione delle libertà individuali» altro non è che uno specchio per allodole.

Le libertà regrediscono

Come spiegare diversamente che, a far data dalla legge “sicurezza e libertà” del 1981, le nostre libertà sono costantemente regredite, attaccate ogni volta in nome del terrorismo, tuttavia mai stroncato:

– Limitazioni sempre più evidenti della libertà d’espressione. A tal proposito basterà ricordare le dichiarazioni di Theresa May e di Macron sui nuovi poteri da attribuire a Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft che, di fatto, significano restaurazione di una forma di censura a priori, sebbene dal 1881 abbiamo costantemente considerato il controllo a posteriori dei mezzi d’espressione una vittoria  per le nostre libertà individuali.
– Violazione della vita privata dei cittadini, attraverso l’interconnessione degli archivi informatici di dati personali. Quel che non era che un incubo uscito dalla penna di Philippe K. Dick è ora realtà quotidiana: EDVIGE (Exploitation Documentaire et Valorisation de l’Information Générale, archivio informatizzato della polizia) e le sue molteplici trasformazioni.
– Fatto ancora più grave, oggi si appaltano esecuzioni di francesi. Finora la Francia si era limitata a chiudere gli occhi o a essere complice dei “gulag” della CIA. Oggi la Francia stila proprie kill lists di francesi per passarle ad alleati che accettano di sporcarsi le mani.

Queste misure avranno pericolose conseguenze per il Paese. In periodi di grave e imminente pericolo è comprensibile che si alleggerisca il controllo democratico. Ma quando il pericolo diventa permanente, sebbene sia necessario ricorrere ad aggiustamenti, dovrebbe essere fuori questione scardinare i principi fondatori del nostro Stato di diritto.

 

ORIGINALE:

Il n’y a plus de séparation des pouvoirs en France!

Accessibile online da Information en continu, rubrica Société.

 

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