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Gian Carlo Scotuzzi
 
 

 

CRONACA MINIMA

Dal diario di Benedetta


Nomi, dettagli e riferimenti marginali sono alterati allo scopo d’impedire identificazioni. Gli eventi narrati sono giornalisticamente accertati.

«Visita a zia Cinzia, all’ospizio delle reverendissime. Sta tirando gli ultimi, poveretta, ha perso molto senno e fa tanta pena. Mi artiglia il braccio per indurmi a chinarmi su di lei, rivela energia inattesa, eppure la voce è un soffio. Mi fa:
– Detty cara, perché non metti un articolo sul giornale per l’anniversario di mia sorella?
Sua sorella è mia madre ed è morta nel 2012.
– Certo, zia, oggi stesso passo dal Bugiardo e compro un necrologio.
Il Bugiardo è il nomignolo del quotidiano locale.
– No, Detty, non voglio un necrologio, voglio un bell’articoletto, scritto da te.
– Ma zia, è impossibile!
Insiste, recupera dal comodino il Bugiardo di ieri, aperto sulla pagina dei necrologi, picchietta col dito un articoletto con fotografia. Ha ragione! C’è una rubrica, Fermoposta Paradiso, dove un tale scrive al padre, che fu minatore in Svizzera e vi defunse nel 2002.
Sotto, un riquadro con l’indicazione: Per acquistare questo spazio rivolgersi alla concessionaria di pubblicità…
Vado alla concessionaria. Se voglio pubblicare un articoletto lungo quanto quello del minatore devo sborsare 190 euro, 290 con la foto di mamma. «Il testo deve ovviamente scriverlo lei, ma, se ha bisogno, un nostro collaboratore della redazione è disponibile a sistemarglielo, senza aumento di prezzo» mi spiega l’impiegata.
Aggiunge:
– Se desidera metterci la stessa foto del necrologio noi possiamo recupararla.
– Conservate tutti i necrologi?
– Certo! Sono un optional prezioso per i nostri clienti, che spesso li replicano identici in occasione degli anniversari.
Già, per qualcuno i morti sono una rendita: per il cimitero che ti fa pagare 20 euro l’anno il lucignolo elettrico sulla lapide, per l’affitto del loculo… e per questi qua che hanno in appalto dal Bugiardo il cimitero cartaceo.
Sfoglio la copia odierna, gualcita sul bancone della concessionaria. La sfilza dei volti in quadricromia si dissemina oltre le pagine dei necrologi, lungo tutto il quotidiano: ecco effigiato il giovanissimo vincitore della corsa ciclistica, con accanto il secondo arrivato e il terzo e il quarto e poi il volto dell’allenatore e quello del viceallenatore. E nell’altra pagina c’è la foto della casalinga che ha trovato una serpe in casa e poi la coppia di nonni che festeggiano il cinquantesimo di matrimonio e poi la tavolata dei cacciatori… Anche i vivi sono una rendita: ogni faccia pubblicata una copia venduta. Inizio a contare le facce: a 60 mi fermo.
Sull’autobus verso casa mi coglie l’ansia: che posso scrivere di mamma? Anzi: a mamma?! E poi: ma perché dovrei scriverle? Non ho nulla da dirle. Intendo, da laica miscredente: non avrei nulla da comunicarle neppure se credessi che lei sta in un posto dove potrebbe leggermi.
Su, Detty, non fare la stronza! A zia Cinzia devi una montagna di riconoscenza.
Tavolo del soggiorno. Ho preparato la macchina per scrivere (regalo di zia Cinzia!) ma la prima stesura devo farla a penna.
Cara mamma, sono trascorsi 15 anni ma mi manchi come te ne fossi andata ieri. La tua dipartita ha lasciato nella mia vita un vuoto che mai potrà essere colmato. Senza di te la mia esistenza è monca perché noi siamo fatte per stare insieme per sempre.
In casa faceva freddo per colpa della caldaia rotta da quattro giorni, due radiatori elettrici eran paliativi miseri. Mamma, si gela! Mi risponde dalla camera da letto: «E smetti di lamentarti Detty! Domani viene l’idraulico e la ripara, va bene?». Ma hai detto così anche ieri, mamma, «Oh insomma, piantala, sei una lagna!»
Ricordi, mamma, come abbiamo saputo consolarci a vicenda dopo che babbo se n’è andato? Avevamo trovato il modo di stare bene, noi due sole…
Era l’una e mezza della domenica del mio compleanno, avevo appuntamento dalle suore con le amiche e sul tavolo della cucina non c’era nulla, mamma era riversa sul divano davanti alla tivù. Mamma, quando si mangia? «Appena trovo le energie per venire a preparare.» Ma ho appuntamento con le mie amiche. «Apri una scatoletta di tonno.» Ma l’ho mangiata ieri sera. «Oh insomma, Detty, quanto ti metterai in testa che non sei il centro dell’universo? Devi imparare a conciliare le tue esigenze di bambina con le mie di adulta! Altrimenti non maturerai mai!»
Mamma, questa casa è vuota e fredda e cupa e triste senza di te. Ricordi le belle favole che mi raccontavi la sera per farmi addormentare? Ricordi come scacciavi i miei incubi di bimba timorosa di tutto?
I vetri sbattevano per il temporale. Sono le 11 di sera, tengo la luce accesa per vincere la paura, ma la paura non se ne va. Vorrei chiamare zia Cinzia, ma ha il marito malato. Quando rientrerà mamma?
Ti penso ogni giorno, ogni momento in cui, dovendo prendere una decisione importante o fare una semplice scelta, ho bisogno del tuo consiglio, della tua opinione di donna matura e di buonsenso, di madre che sa risolvere ogni mio problema…
Soffrivo di terribili dolori di pancia. Telefono a mamma, risponde seccata che ha da fare. «Prendi un paio di aspirine, io prima di stasera non posso mollare l’ufficio». Disperata, chiamo zia Cinzia, che viene a prendermi, mi accompagna al prontosoccorso. Mi ricoverano. Sento zia Cinzia parlarti al telefono: «Non puoi fare neppure un salto? Deve essere operata… Va bene, me ne occupo io». Se n’è occupata lei, sì. Soltanto lei, e di tutto. Mi ha assistitito tre notti in ospedale, poi mi ha ospitata a casa per la settimana di convalescenza.
Mamma carissima, nei momenti di sconforto, quando la tua assenza mi strazia, mi appaga pensare di aver generato una figlia che ha preso tutto da te...
Mia suocera allibì quando mio marito le disse che non avrei comunicato a mia madre ch’ero incinta. Ma fui fermissima, come sempre lo sarei stata in seguito. Mia madre meritava di essere esclusa dal mio matrimonio e dalla mia nuova vita. Lei faceva parte di un mondo malvagio.
Da quando me ne sono andata da casa per andare a convivere con Fabio, non ho più visto mia madre, né le ho mai più parlato. Quando ho appreso della sua morte, sono andata al funerale soltanto per riguardo a zia Cinzia, ma sono arrivata a bara già chiusa.
In questo anniversario, doloroso e gioioso insieme perché suscita ricordi splendidi…
Zia Cinzia, ti voglio tanto bene.»

 

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