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Gian Carlo Scotuzzi
 
 

 

CONTESTAZIONE FUNZIONALE AL REGIME

G8: i buoi di Genova

Quando la Borsa era un luogo fisico, con i recinti alle grida e uno stanzone in tutto simile a un mercato coperto delle vacche, c’era il Parco Buoi. Così veniva chiamata la loggia riservata al pubblico. Era popolata di piccoli risparmiatori, ansiosi di assistere al moltiplicarsi dei loro denari. E la Borsa i denari li moltiplicava davvero: ma soltanto quelli dei callidi speculatori e dei mediatori. E sempre a spese degl’incauti piccoli risparmiatori, che, con pertinenza, venivano chiamati buoi. Tonti da spremere.
Oggi lo stanzone della Borsa è scomparso. I mediatori compravendono al pc e i buoi, sfrattati dalla loggia, vengono fregati direttamente a domicilio. Senza buoi, la Borsa non farebbe business, giacché gli affari dei pochi bipedi pensanti non sono altro che i risparmi dei molti bipedi allocchi.
Che c’entra la Borsa con il G8 di Genova? C’entra perché i ricchi del mondo, per fregare meglio i poveri del mondo, ricorrono, come al solito, ai buoi. Non soltanto di quelli incravattati che comprano azioni come fossero biglietti della lotteria o bollini per iscriversi al club dei miliardari, ma anche di quelli con la tuta di contestatori antiglobalizzazione. Provvidi idioti, invitati a una mobilitazione per la quale non si paga il biglietto. Tutto è gratis. Anzi, ci si guadagna: ti metti una tuta bianca, inalberi un cartello con uno slogan, ti mascheri come a carnevale e i tuoi cinque minuti di gloria i media di regime non te li negano. Va in scena un Grande Fratello di massa, dove migliaia di comparse giocano alla guerriglia da oratorio urlando insulti e spintonando poliziotti e carabinieri comandati a simmetrica comparsata. La telecronaca della mascherata è al cardiopalmo: «Ecco, i due schieramenti negoziano un allungamento del corteo e le dimensioni dei dazebao, sì , hanno raggiunto un’intesa, no, è saltata, si va allo scontro, Tute Bianche e Casacche Azzurre si fronteggiano ormai a dieci metri, l’impatto sarà inevitabile, cinque metri, un metro, BOOOOM! Che botta! Sembra di essere in guerra, ci saranno almeno... due, no... tre contusi! Ma ecco il portavoce del governo propone una tregua, il delegato delle Tute Bianche l’accetta, pace fatta! Le truppe antiglobalizzazione potranno parlare! Avranno un podio con microfono per un comizio antagonista a Piazza Pinco...»
Intanto la globalizzazione, quella vera, avanza nelle fabbriche, negli uffici, negli ospedali, nelle carceri, nelle istituzioni. Col diffondersi del caporalato legalizzato (in gergo: lavoro in affitto o interinale), col venir meno del posto fisso e di diritti sindacali, col lavoro nero, con l’assistenza sanitaria pubblica sempre più negata, con la giustizia di censo nei tribunali, con gli affitti popolari alle stelle, coi poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, con un parlamento e un governo nazionali umiliati a passacarte degli emergenti Stati Imperialisti delle Multinazionali, che impongono l’Ordine del Denaro sotto ogni latitudine. Sui fronti veri, lontano dal carnevale e dalle telecamere, il nemico avanza incontrastato: gli antagonisti, metamorfosati in buoi, hanno disertato per andare a gratificarsi a Genova, la testa nel Grande Fratello, i soldi in Borsa.
Nelle fabbriche, negli uffici, negli ospedali, nelle carceri, nelle baraccopoli non trovi una Tuta Bianca o una Tuta Nera a cercarla col lanternino.

 

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