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ilCronista.eu
 
21 novembre 2017, martedì

 

UNA CAMPAGNA ECUMENICA DI MANIPOLAZIONE MEDIATICA SPACCIATA PER INCHIESTA GIORNALISTICA

I genocidi per inedia e la guerra tra i paradisi fiscali

I dirigenti d’ogni Stato e i malfattori comuni abbisognano di rifugi all’estero ove imboscare i frutti delle loro ruberie. Lo stesso vale per quanti rifiutano semplicemente di pagare le tasse. Tutti costoro necessitano di complicità, nazionali e internazionali, per fluttuare capitali verso banche discrete e inscalfibili da ogni magistratura. Flussi e banche spesso legali, secondo i codici degli Stati da cui sono protette, ma che, alla luce del diritto naturale come dello spirito autentico d’ogni Costituzione, si configurano come associazioni a delinquere, dedite al saccheggio dei bilanci nazionali, cui negano le risorse indispensabili a soddisfare i bisogni dei cittadini, soprattutto di quelli più demuniti. Vuol dire che esiste un rapporto diretto tra l’evasione fiscale e l’indigenza. Non si muore di fame perché manca il cibo, ma perché questo cibo è accapparrato da una ristretta congrega di egotisti disposti a sacrificare ogni anno milioni di vite umane sull’altare delle loro dissipazioni locuplete. L’unica fetta di bottino cui gli evasori rinunciano è quella che destinano alla filiera di complici – consulenti e banche – che gestiscono i loro capitali e li fanno fruttare in intraprese spesso criminose, dalle armi alla droga alla tratta umana al trapianto d’organi. È una fetta che fa gola anche ai protettori dei paradisi fiscali, perché ci ricavano duplice tornaconto: economico, in termini di aggio sui movimenti di capitali, e politico, in termini di informazioni ricattatorie sugli evasori. I campioni mondiali dei magnaccia di denaro sporco sono gli Stati Uniti, che ospitano paradisi fiscali in casa loro e molti altri ne vigilano nelle loro acque d’influenza. Ma la concorrenza incalza, dalla Gran Bretagna alla Francia agli Stati postcomunisti d’ogni latitudine. Per debellare questi concorrenti i finanzieri di Washington hanno incaricato una loro succursale mediatica, ONG di George Soros, di mettere alla berlina una lista d’evasori internazionali, ovviamente selezionati tra i loro nemici. La ONG ha usato la rete internazionale di testate prone e di pennivendoli assemblata allo scopo.
Ed ecco servito, a beneficio degli acritici teledipendenti e dei lettori gonzi di tutto il mondo, lo scandalo dei Paradise Papers…

di Gian Carlo Scotuzzi

(L’articolo è riservato.)

 

ARTICOLO CORRELATO, DA MONDIALISATION.CA DEL 18 NOVEMBRE 2017:

Le menzogne dell’ONU sulla fame nel mondo

di Bruno Guigue

 
 
19 novembre 2017

 

MATERIE PRIME, ENERGIA E POSTI DI LAVORO

I tedeschi e il carbone

Settantasei anni fa il conglomerato tedesco IG Farben costruì ad  Auschwitz, nella Polonia occupata, la più grande industria chimica dell’epoca. Prendeva il carbone, di cui il Paese è sempre stato ricco, e lo trasformava in petrolio, che non ha mai avuto. E dal petrolio ricavava la buma, cioè la gomma sintetica. Quest’ultimo procedimento era talmente innovativo che il governo degli Stati Uniti spedì ad Auschwitz i propri ingegneri a impararlo. Gli americani ne approfittarono anche per suggere la tecnica per organizzare al meglio il ciclo produttivo: Auschwitz era un modello di efficienza, alimentato da contadini che preferivano il salario sicuro in fabbrica agl’incerti e comunque magri frutti della zolla, nonché dalla rotazione di 35 mila internati che nel volger di 27 mesi – dal 31 ottobre 1942 al 27 gennaio 1945 – vennero concentrati nei campi di prigionia proprio per essere sfruttati con il lavoro coatto.
Nel dopoguerra il carbone ha continuato a essere primario sostegno delle Germanie: in quella Ovest ha alimentato la ricostruzione, in quella Est ha nutrito il sogno socialista. E anche oggi, a disdoro della cilecca del nucleare e delle delusioni delle molte energie rinnovabili e non-inquinanti, il carbone continua a essere il primario alimentatore dell’industria e degli stili di vita energivori dei tedeschi. I quali riluttano a rinunciare al primato europeo nell’estrazione del carbone. Per dirla con i minatori di Hambach, nel cuore della più inquinata area estrattiva del Paese, «meglio ingoiar polvere di carbone che far la fame».
Inchiesta su fasti e nefasti del settore in Europa, con al centro i lavoratori tedeschi per i quali la salubrità ambientale, associata alla messa al bando del carbone, è sinonimo di disoccupazione…

di Gian Carlo Scotuzzi

(L’articolo è riservato.)

 

ARTICOLO CORRELATO, DA LE MONDE (EDIZIONE PER ABBONATI) DATATO 18 NOVEMBRE 2017

Il duro addio alla lignite

Culturalmente legato al carbone, il Paese non riuscirà a raggiungere gli obiettivi climatici che si è prefisso.

di Cécile Boutelet

 
 
17 novembre 2017

 

IL MIASMA CHE TIRA

L’utilità di Silvio Berlusconi

Non ha fatto nulla che quasi tutti gli altri italiani non avrebbero voluto fare, se solo ne fossero stati capaci. I suoi meriti sono i demeriti della quasi totalità degli avversari, cui deve la propria ascesa al potere e con i quali ha la saggezza di condividerlo. La sua demagogia e il suo populismo sono estranei soltanto alla democrazia costituzionale, seppellita all’unanimità dei partiti nel 1994, mentre sono schietta espressione della telecrazia imperante.
Conoscitore della psicologia delle masse – a livello di diligente lettore di Gustave Le Bon e scafato venditore – le ha ora allisciate negli istinti belluini, ora prese a calci nelle inconfessabili propensioni al masochismo di stampo femminesco, ora appagate nei riflessi emozionali, ora abbagliate nell’illusione che basti seguire un capo ricco per arricchirsi come lui.
Il suo grande merito, sociale e politico e storico, è aver dimostrato che l’italiano maggioritario aspira a essere cittadino di un unico Stato: quello suo personale, cioè lo Stato-famiglia. La massa preponderante degli aventi diritto al voto si biforca in due transumanze: quella che diserta le urne e quella che vi si reca non già per issare al potere un capo, ma per punire i capri espiatori che questo capo addita. Come nell’Evo Medio più buio, gl’italiani invocano roghi e fanno coro da stadio: «Siano arse le streghe, malefico impedimento alla realizzazione dei nostri sogni, sia lode al provvidenziale Torquemada che le appicca»...

di Gian Carlo Scotuzzi

(L’articolo è riservato.)

 
 
16 novembre 2017

 

NORD STREAM 2

L’Europa all’assalto del gasdotto russo

I capitalisti occidentali esigono fetta esageratamente pingue dei profitti generati dal foraggiamento energetico del Vecchio Continente a opera degli oltrecortina. Per ottenerla, ricorrono a una panoplia di pressioni di stampo guerresco: estenuazioni burocratiche per armonizzare la nuova pipeline alle borboniche grida comunitarie; dispiegamento di un’armada minacciosa a ridosso delle navi posacavi; provocatorie esercitazioni NATO a un pelo dalle difese confinarie della Russia. Intanto la compagnia energetica di Mosca, terminate le operazioni preparatorie della costruzione del gasdotto, ne annuncia l’entrata in servizio per l’anno prossimo.
Analisi di un conflitto negoziale cadenzato da spettacolari movimenti di truppe, che raggiungo l’acme nell’anacronistica e ridicola militarizzazione della pacifica isola svedese di Gotland, casomai a Vladimir Putin venisse in mente di invadere la Scandinavia!
Dalla crosta di stamburamenti mediatici affiora un intreccio di balzelli, pretese consulenze e compartecipazioni agli utili dal lezzo di tangente…  

di Gian Carlo Scotuzzi

(L’articolo è riservato.)

 
 
14 novembre 2017

 

IRAN

Gli italiani e gli altri “immigrati extramusulmani”

Sono imbrancati nella tribù degli uomini d’affari e degli emissari dei governi europei che con Teheran fanno affari d’oro. Centinaia di diplomatici, dirigenti e tecnici che da decenni hanno saputo sfruttare il nuovo corso politico ed economico imposto dalla rivoluzione khomeinista e che adesso tremano alle smargiassate di Donald Trump che paventa di guerreggiare (anche) contro la repubblica iraniana. Per contenere le ansie di questi businessmen poco a giorno della cangiante politica del Medio Oriente Allargato e molto pavidi, da Bruxelles e da Washington sono decollati due team di esperti. Missione: radunare gli investitori stranieri ai piedi dei monti Elburz e illustrar loro le reali mire belliche di Trump & Soci…

di Gian Carlo Scotuzzi

(L’articolo è riservato.)

 

ARTICOLO CORRELATO, DA RÉSEAU VOLTAIRE:  

L’affronto inflitto a Macron in Arabia Saudita

Macron, che in tutta fretta ha deciso di fare una tappa in Arabia Saudita per portarsi via il primo ministro libanese, tenuto prigioniero insieme alla sua famiglia, ha subito un affronto pubblico senza precedenti. Benché la stampa francese e occidentale abbia fatto di tutto per nascondere parte dei fatti, l’opinione pubblica araba non ha potuto non constatare la caduta vertiginosa di prestigio e d’influenza della Francia in Medio Oriente.

di Thierry Meyssan

 
 
13 novembre 2017

 

MILANO

Fumata bianca per il successore dell’Ottuagenario exeunte

Il 13 novembre 1992, a nove mesi dall’arresto del socialista Mario Chiesa, colto in flagrante incasso d’una tangente – episodio considerato dai media superficiali come abbrivo dell’inchiesta Mani Pulite – il Comitato delle Colonne diede il vialibera all’Uomo della Provvidenza, incaricato d’instaurare la mediacrazia, che in breve avrebbe asservito i dirigenti di tutt’i partiti politici, nessuno escluso.
Il Comitato era formato da due dozzine di persone, in predominanza del Norditalia, che da anni lavoravano al progetto fondativo della Seconda Repubblica, caratterizzata dal dispregio sostanziale della Costituzione, che del resto la Prima Repubblica onorava nella mera forma.
Nel venticinquennale di quell’infausto giorno, il Comitato, preso atto che l’Uomo della Provvidenza è bolso d’acciacchi ed errori, si prepara a congedarlo. L’Uomo vecchio svolgerà la sua ultima missione, consistente nel transumare in parlamento ascari idonei a plebiscitare un governo capace di realizzare i nuovi, più ambiziosi programmi del Comitato. Poi sarà rimpiazzato dall’Uomo nuovo…

di Gian Carlo Scotuzzi

 

(L’articolo è riservato.)

 
 
6 novembre 2017

 

ELEZIONI SICILIANE: IL 53,24% DEGLI ELETTORI HA DISERTATO LE URNE

Cosa Loro

I votati della Regione più mafiosa d’Italia sono espressione di una minoranza del popolo sovrano, dunque, alla luce del plinto democratico ‒ cementato in un minimo di partecipazione che appunto non può scendere al di sotto della maggioranza assoluta ‒ sono delegittimati a governare. Durante la campagna elettorale non s’è visto alcun politico di specchiata coerenza scagliarsi con credibilità contro i cancri endemici che giugulano l’Isola: la mafia e la corruzione. Per contro, s’è assistito a sceneggiate televisive ove i contendenti promettevano di appagare le secolari piovre clientelari, sotto la maschera di slogan vacui e insensatezze politiche, evoluzione catodica dell’endemica “sindrome del silenzio vile o compliceˮ.
Così i siciliani perbene sono rimasti a casa, stomacati dal politicume e dissociandosi dalla minoranza che si reca ai seggi
“cum sportula”.
Ecco i retroscena d’un mercato dei voti co-pilotato dalle cosche che da sempre decidono chi comanda a Palermo (e a Roma).

di Gian Carlo Scotuzzi

(L’articolo è riservato.)

 
 
5 novembre 2017

 

DIRIGENTI IN CARRIERA

In caserma per imparare l’arte del comando

Le forze armate sono da sempre un vivaio di capi per le imprese private. Un ufficiale è l’esito di cernita rigorosa sotto il profilo della forza di carattere, dell’attitudine gestionale, dell’affidabilità e della non-contestazione dei capisaldi ideologici del sistema. E allora, si sono chieste le multinazionali basate in Francia, perché non subordinare la promozione dei nostri manager (che dal 1997 non fanno più la naja) alla conquista delle stellette in un’accademia dell’esercito? Così, con la benedizione di una classe politica tradizionalmente convivente con le gerarchie militari, è nato il PGE (partenariat grandes écoles), dove i dirigenti vengono distaccati per sei mesi, al termine dei quali faranno tre mesi di pratica con il grado di ufficiale per poi ottenere l’ECTS (european crédit transfert system), grazie al quale emergeranno sui concorrenti non graduati. I corsi si svolgono in una delle più reputate scuole d’arma d’Oltralpe, la Saint-Cyr Coëtquidan, che ha già fatto accordi con una cinquantina di università e istituti superiori. Sui primi 190 candidati, ne sono stati selezionati 30. E gli italiani…

di Gian Carlo Scotuzzi

(L’articolo è riservato.)

 
 
2 novembre 2017

 

UN SEMINARIO A BRESCIA A 500 ANNI DALLE TESI

Martin Luther

(Iniziativa riservata)

 
 
28 ottobre 2017

 

ECONOMIA DEI TRASPORTI

Megaterminal & cantieristica in Europa

Gian Carlo Scotuzzi coordina a Milano tre conversazioni a partire da situazioni emblematiche della crisi e delle prospettive del settore:
– L’azzardo di Wilhelmshaven.
– La consunzione di Meyer a Papenburg.
– L’offensiva dei cantieri cinesi.
La partecipazione agli incontri, riservati, presuppone un minimo di conoscenza degli argomenti trattati.
Sono graditi contributi relazionali scritti.
Date e luogo saranno tempestivamente comunicati agli interessati.

 
 
22 ottobre 2017

 

NUOVE DINASTIE

I callidi Re Ferendum e i loro sudditi miopi

Esplode ovunque una voglia di autonomia alimentata dal desiderio di affrancarsi da quella sorta di solidarietà obbligata imposta dalla comunità statale. Si invoca indipendenza per non pagare le tasse allo Stato centrale, lasciando alla malora le regioni che demeritano, per incapacità a produrre ricchezza o per propensione a rapinare quelle altrui. Quando l’ansia di autonomia s’eleva a secessione, s’innescano ulteriori appetiti: le succose sinecure offerte dal nuovo Stato secessionato: posti di governo, amici e soci e parenti da sistemare in centinaia di ambasciate e consolati in tutto il mondo, poltrone in centinaia di organismi internazionali e missioni all’estero che sono perenni vacanze dorate. L’aspirazione all’autonomia è l’innesco d’una sequela di bombe a frammentazione: grumi di regioni si staccano dallo Stato, la singola regione si stacca dalle consorelle, la provincia disdegna la regione e via via in un delirio di abiure d’ogni brincello d’unità d’intenti sino all’autonomia del singolo Stato-famiglia. È una foga di frammentazione che entusiasma piazze d’incoscienti festaioli, in gran parte ignari della posta in gioco. Oltre agli sponsor nell’ombra, soltanto micropartiti sciocchi e vacui e marginali ‒ come le sigle comuniste che in quest’ottobre invocano il bis della rivoluzione dell’ottobre 1917 ‒ nobilitano le carnascialesche ole referendarie con locuzioni blasfeme tipo «lotta per la libertà» e «battaglia per l’indipendenza dei popoli», come se l’apostasia della solidarietà tendenzialmente ecumenica e il disdegno della giustizia sociale non fossero agli antipodi dell’indipendenza intesa in senso nobile.
Inchiesta sui registi accorti e occulti dei moti referendari per l’autonomia dal buonsenso…

di Gian Carlo Scotuzzi

(Articolo riservato)  

 
 
19 ottobre 2017ì

 

AFRIKA NERA, GERMANIA BIANCA

Incatenato al letto d’un carcere, bruciato vivo, nessun colpevole

Si conclude in questi giorni ad Halle una vicenda di ordinaria barbarie, marginalissima nella sua entità, ma che da anni fa capolino sui media tedeschi, giusta lode all’adagio secondo cui i morti non si contano ma si pesano, sulla bilancia che misura il tornaconto dei padroni di giornali e tivù, nonché la rendita elettorale dei politicanti.

di Gian Carlo Scotuzzi

 
 
18 ottobre 2017

 

L’ALIBI DEI SOGNATORI GIRAMONDO

Alla ricerca della rivoluzione che non Che

Adorano un rivoltoso esotico, effimero e fallito perché icona del guerrigliero bello e hollywoodiano, e disertano l’impegno politico in patria per stravaccarsi al sole sudamericano. Storie di italiani, turisti solventi e ignoranti, buggerati da politicanti che hanno imparato a volturare il mito guevariano in soldoni.

di Gian Carlo Scotuzzi

(Articolo riservato)   

 

ARTICOLO CORRELATO, DA WORLD SOCIALIST WEB SITE

A cinquant’anni dall’uccisione di Che Guevara

di Bill Van Auken

 
 
17 ottobre 2017

 

DA MONDIALISATION.CA

Soltanto la sovranità popolare è progressista

Il 15 ottobre 1987 Thomas Sankara cadde sotto le pallottole dei congiurati, a cospicuo vantaggio della “Françafrique”

di Bruno Guigue

 
 
15 ottobre 2017

 

DIECI MILIONI D’IMMIGRATI, IN CRESCENDO

Un sesto dell’Italia è provincia d’Africa o dell’Esteuropa

La superficialità del “popolo di sinistra”, abbarbicato ad assunti apodittici di fumosa solidarietà internazionale peraltro contraddetti da familismo quotidiano che nega persino la solidarietà nazionale, ha spianato la strada ai disegni di ristrutturazione sociale e produttiva di tutti i governi. Ecco i capisaldi strategici del capitalismo europeo, redatti e gestiti dai potentati nordamericani…

di Gian Carlo Scotuzzi

RELAZIONE INTRODUTTIVA AL CONVEGNO DI SCHWARZESDORF. T

(Articolo riservato)   

 
 
10 ottobre 2017

 

DA MONDIALISATION.CA

La sindrome separatista

di Bruno Guigue

 
 
8 ottobre 2017

 

A PROPOSITO DEL MANIFESTO POLITICO DEGLI ANTAGONISTI LOMBARDI

La casta degli eletti e le caste degli elettori

In questa giorni circola, negli ambienti antagonisti milanesi che si ritengono perpetuatori dell’antagonismo sociale che fu, l’ennesimo Manifesto per il Rilancio della Lotta Politica contro la Casta al Potere. Esso replica, quasi in fotocopia, argomenti e propositi di analogo manifesto lanciato a Chianciano nell’autunno di nove anni fa e miseramente naufragato. Ma questo genere di proclami, la cui ingenuità è riscattata dall’autentica tensione morale e ideale sia degli estensori sia di quanti li sottoscrivono con entusiasmo, è provvido perché provoca reazioni riflessive salutari. Come questa mia, che scrissi allora a Chianciano e che ripropongo oggi, con una ripetitività autorizzata dalla constatazione che, negli ultimi nove anni, la salute civile dell’Italia non è migliorata.

di Gian Carlo Scotuzzi

 
 
7 ottobre 2017

 

MALASANITÀ IN LOMBARDIA

Medico di famiglia addio

di Gian Carlo Scotuzzi

 
 
6 ottobre 2017

 

PARIS : LES ENFANTS GÂTÉS QUI VIENNENT D’ITALIE

Profession : résident fainéant

Il sont légion, fuyards d’une patrie dans laquelle ils ont fait long feu mais de laquelle arrive chaque mois l’argent de papa. C’est le péage infligé à parents par ailleurs heureux de cacher à l’étranger leur échec éducatif.
Entretiens révélateurs.

par Gian Carlo Scotuzzi
avec la collaboration de Mathieu Deloup


L’ARTICLE N’EST PAS EXPLOITABLE DE CÔTÉ ITALIOTE

 
 
3 ottobre 2017

 

DA RETE VOLTAIRE

Dalla Siria verso la Birmania?

Il Pentagono prepara una nuova guerra nel sud-est asiatico, questa volta contro il Myanmar. Gli jihadisti presenti in Siria, sostenuti da diversi Paesi del Medio Oriente che sino a ora si sono fatti reciprocamente la guerra, intendono battersi a fianco del Pentagono contro l’esercito birmano e il Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi.

di Thierry Meyssan

 

PER UNA MIGLIOR COMPRENSIONE DEL PROBLEMA SI SEGNALA L’ARTICOLO:

L’Islam politico contro la Cina

di Thierry Meyssan

 
 
1° ottobre 2017

 

DA MONDIALISATION.CA

Perché l’ingerenza è reazionaria

di Bruno Guigue

 
 

 

A OTTO MESI DALLE ELEZIONI POLITICHE

Son tornate a fiorire le gru

In vista di riscuotere voti alle urne, i partiti di governo li prenotano foraggiando gli elettori venali, che sono la stragrande maggioranza. Così, direttamente o tramite gli enti locali – dalle Regioni alle Comunità Montane agli infiniti Consorzi sovraccomunali ai municipi – il politicume trova pretesti per prelevare milioni di euro dalle casse pubbliche e comprare consensi. È il rituale e cosiddetto mercato delle vacche, essenza di ogni democrazia involuta, paradiso dei furbetti che barattano cesti di voti in cambio di un finanziamento a fondo perduto, di sinecure per sé e i familiari, di trattamenti di favore da parte dei settori sensibili della pubblica amministrazione, a cominciare da quello fiscale. In questo merdaio di corruttele, mercimoni e apostasie etiche, stuoli di italiani iniziano a insaccocciare maltolto. Lo usano per imbottire la confortevole cuccia per parcheggiarvi figli da mantenere a vita; per sistemarsi la prima casa o la seconda (le gru edili, appunto; molte peraltro onestissime); per comprarsi un’insensata auto costosa e per levarsi quegli sfizi che, comportandosi da cittadini onesti e responsabili, mai potrebbero permettersi. Tanta manna, bottino del saccheggio dello Stato, si specchia nell’inaridirsi dei servizi pubblici, compresi quelli essenziali della sanità e dell’assistenza, nonché della scuola, della Giustizia, dei trasporti pubblici popolari.
Ecco, in una panoramica degli apparenti fasti dell’Economia delle Regalie Elettorali sullo sfondo del dileguarsi dell’Economia Reale, quanto costa, a noi cittadini onesti ed estranei al mercato delle vacche, la disonestà delle maggioranze elettorali: sia quella dei mandanti sia quella dei mandatari. Ed ecco come lavora chi ambisce sanzionare gli uni e gli altri...

di Gian Carlo Scotuzzi

 

(Articolo riservato)   

 
 
28 settembre 2017

 

Cronaca minima


Arma fetale 5

di Gian Carlo Scotuzzi

Racconto di operaio lombardo, registrato il 19 settembre 2017 a Livigno. La sostanza dei fatti narrati è giornalisticamente accertata. Nomi e dettagli marginali sono alterati a tutela della riservatezza dei protagonisti.

«Avevo 25 anni quando la mia ragazza, di 22, mi annuncia:
– Sono incinta!
Parole che mi esplodono in petto come un Mani-in-alto.
Faccio un tentativo, disperato quanto vano perché so come la pensa sull’argomento:
– Stai tranquilla, il cantiere mi ha appena liquidato una gratifica arretrata, troveremo la strada, risolveremo il problema…
– Non dire scemenze! Io il bambino me lo tengo!
Così, con il feto alla tempia (un embrione, invero), sono stato obbligato a sposarmi mentre avrei voluto continuare a fare lo scapolo e mi è toccato prendermi carico di un figlio mentre mi sentivo immaturo per accollarmi la responsabilità paterna.
Da allora ho sempre rinnovato a mia moglie la medesima raccomandazione che le avevo fatto da quando eravamo diventati amanti: prendi le tue precauzioni, visto che sei ostile a che io prenda le mie. E ancora: con il mio salario di muratore e tu che non lavori, un figlio ci basta e avanza. I figli sono una scelta responsabile, non è giusto consentirgli di arrivare per caso.
Parole al vento, le mie. Negli anni successivi lei mi ha puntato la pistola alla testa altre tre volte:
– Sono incinta!
Parole violente, sorta di urla disumane e asociali, che spazzano via ogni obiezione ragionata e responsabile.
Quattro figli da sfamare non sono uno scherzo per chi campa esclusivamente delle proprie braccia. Vuol dire spaccarsi la schiena altro che otto ore al giorno, sempre a elemosinare straordinari dal capocantiere. Vuol dire vivere per passare sei giorni su sette in un cantiere svizzero lontano da casa, certe sere neanche il tempo e la forza di farsi la doccia, una sciacquata a volto e braccia e subito in branda, l’indomani pronto alla sirena delle sette. Vuol dire rinunciare a tutto che allevia la vita: gli amici, il bar, qualche gita in moto… Vuol dire degradarsi mogio come un cane, sempre a dire signorsì, sempre ingoiando soprusi e ingiustizie perché hai il terrore che il capo si vendichi riducendoti le ore straordinarie o peggio rispedendoti in Italia, dove certo un lavoro lo troverei, perché mi sono fatto ovunque reputazione di onesto, bravo e affidabile, ma in Italia non guadegnerei certo quel che incasso in Svizzera, dove le paghe sono più alte e le leggi sono rispettate.
Sono pensieri su cui rimugino spesso, rammaricandomi di aver ceduto la prima volta che mia moglie mi puntò alla testa il suo “Sono incinta”.
Ai primi di questo mese, al rientro dal campeggio in Toscana – i rituali dieci giorni di ferie annuali, tutti e sei in un tendone! –  mi ritrovo la pistola alla tempia.
– Sono incinta!
La quinta volta. Ho alzato rabbioso gli occhi al cielo e ho bestemmiato, all’Irresponsabile che dissemina figli a casaccio: Adesso hai proprio esagerato.
A mia moglie non ho detto una parola. La camera da letto era satura delle sue. Ho recuperato dal nascondiglio la cassetta con i contanti d’emergenza, ho preso il necessario, sono salito in auto e sono andato a chiedere aiuto a un conoscente capace di tenere in rispetto anche l’Irresponsabile sparpagliatore di embrioni…

(L’articolo completo è riservato.)

 
 
27 settembre 2017

 

MALASANITÀ

Curarsi dallo Specialista Anonimo

I politicanti, democraticamente eletti dal popolo sovrano, hanno saccheggiato le casse pubbliche, cui non possono più accollare tutte le visite mediche specialistiche. Per farlo, dovrebbero smettere di rubare, il che è escluso, visto che comunque il popolo continuerà a eleggerli. Così tocca ai pazienti pagare di tasca propria queste visite. E siccome non tutti i malati possono permettersi le esose cifre degli specialisti bravi, la clinica privata si è inventata «gli specialisti bravini»: costano la metà di quelli bravi ma delle loro visite non incassano un euro. Ecco come i callidi padroni della sanità, ben protetti da tutt’i partiti in parlamento, sfruttano i medici che hanno abiurato la deontologia professionale e i malati che rinunciano, per codardia e ignoranza, a far valere i propri diritti.

di Gian Carlo Scotuzzi

 

Cronaca minima


«Era meglio se abortivo»

Stamane la signora Gennara ha trovato sotto la porta un messaggio del figlio Edo...

 
 
22 settembre 2017

 

DA JEUNE AFRIQUE

Tunisia: andare in spiaggia sotto (alta) sorveglianza

di Fawzia Zouari

 
 
19 settembre 2017

 

TECNOLOGIA

Status bimbol

Tra gli optional della Turtle, l’ultimo SUV della casa automobilistica mongola Batorsfox, c’è il Recognizer...

di Gian Carlo Scotuzzi

 
 

 

SIRIA

Proponiamo in traduzione italiana un’interessante analisi di Réseau Voltaire:

Le Brigate anarchiche della NATO

Presentato in Occidente come avveramento di una simpatica utopia,  in realtà il  nuovissimo “Rojava” è uno Stato coloniale, voluto e realizzato nel sangue da Washington. Obiettivo: cacciare le popolazioni del Nord della Siria per sostituirle con persone  non autoctone. Per mettere in atto questa pulizia etnica, Pentagono e CIA hanno mobilitato militanti dell’estrema sinistra europea. Thierry Meyssan svela questo progetto insensato, in corso da un anno e mezzo.

di Thierry Meyssan


 
 
9 settembre 2017

 

AFRICA NERA

Professione stupratore

È un mestiere ambito da molti uomini vigorosi del Malawi. È assai richiesto nella regione di Nsanje e per questo...

di Gian Carlo Scotuzzi

 
 
8 settembre 2017

 

PROGRESSO SCIENTIFICO E REGRESSO SOCIALE

Vuoi guarire dalla leucemia? Sborsa mezzo milione di euro

Mettiamo ‒ il Caso non voglia ‒ che ti becchi la leucemia linfatica acuta. È un cancro che...

di Gian Carlo Scotuzzi

 
 
7 settembre 2017

 

CONFERENZA NEL BRESCIANO

La fine del suffragio universale

di Gian Carlo Scotuzzi

L’articolo è riservato.

Per una migliore fruizione dell’evento, si suggerisce la lettura dell’ultima analisi di Thierry Meyssan, proposta in traduzione italiana:


DA RÉSEAU VOLTAIRE DEL 5 SETTEMBRE 2017

Secondo Emmanuel Macron, l’epoca della sovranità popolare è superata

Pronunciando un discorso programmatico davanti ai più alti diplomatici francesi, il presidente Macron ha svelato la propria concezione del mondo e il modo in cui intende usare gli strumenti di cui dispone. Secondo Macron non esiste più sovranità popolare, né in Francia né in Europa, dunque non esistono nemmeno democrazie nazionali o sovranazionali. E nemmeno esistono più l’Interesse collettivo e la Repubblica. I beni comuni sono solo un catalogo eteroclito di cose e d’idee. Descrivendo agli ambasciatori il lavoro da compiere, Macron li ha informati che non dovranno più difendere i valori del loro Paese, ma trovare opportunità per agire in nome del Leviatano europeo. Entrando nel merito di alcuni conflitti, Macron ha descritto un programma di colonizzazione economica del Medio Oriente e dell’Africa.

di Thierry Meyssan

 
 
5 settembre 2017

 

ESERCIZI FABULATORI

Se

Sere fa Antonio di Pietro e signora cenano in una trattoria popolare a prezzo fisso, a Bergamo. Occupano un tavolo affacciato sul cortile interno, dove vociano pelli dorate e orgogli per il SUV da 50 mila euro in leasing. I Di Pietro sono gli unici attavolati nel salone peraltro pesticciato dai pendolari del buffet delle verdure, a volontà. Finché, a un paio di metri dai due, si sistema un vecchietto che la prossimità con l’illustre ex magistrato risalta per insignificanza. Al pari dell’Illustre, l’Insignificante è dimestico della bizzarra consuetudine della Casa, che rimpiazza l’ordinazione orale con un foglietto ove il cliente scrive i piatti scelti dal menù. Insieme al foglietto, a disposizione della cameriera, l’Insignificante posa sul tavolo un manoscritto d’una ventina di pagine. Quando arrivano i casoncelli alla bergamasca, l’Insignificante sospinge il manoscritto all’estremità del tavolo, in direzione dell’ex magistrato. Soltanto ora l’Insignificante sembra rendersi conto che il titolo a maiuscole grassette sul manoscritto ‒ Ipotesi di un controgolpe mediatico ‒ facilmente leggibile da avventori e cameriere in transito, stride, per pondo tematico, in un contesto dominato da squittii e levità, e allora capovolge il fascicolo.
Di Pietro e signora si alzano, trascorrono accanto al manoscritto, vengono salutati dal «Ciao, Antonio» della trattora e se ne vanno.
La trattora, benché reputata accortissima, non ha badato dove sia finito il manoscritto: se l’Insignificante se lo sia rimesso nello zaino o se un avventore in transito se lo sia portato via, scambiandolo per il programma d’una delle molte feste che cadenzano il pacioso, mansueto trullallà degli orobici, sempre a invocar
circenses.
Di Pietro è forziere di ricordi inediti sulla genesi, sullo sviluppo, sull’abuso e sull’affossamento di Mani Pulite, compreso il siluramento proprio. L’Insignificante è catalizzatore suscettibile di far reagire la memoria ‒ e fors’anche i documenti ‒ dell’ex magistrato con le aspettative di rifondazione della Repubblica all’insegna dell’onestà e della cacciata di quanti la soffocano di trame e ruberie. I due uomini sono elementi di una bomba binaria mediatica.
Se Di Pietro avesse letto il fascicolo, se ne fosse stato interessato, se si fosse lasciato cooptare nelle schiere dei controgolpisti, se le ipotesi evolvessero in piani, se…  

di Gian Carlo Scotuzzi

L’articolo è riservato.

 
 
2 settembre 2017

 

TRE GIORNATE DI RIFLESSIONE

La bivalenza dei riti collettivi

Siano laici o religiosi, riscuotono benemerenza etica quando declinano misericordia o sono pretesto d’ordine funzionale all’organizzazione sociale, ma diventano strumento di allocchimento e controllo quando i registi e gli officianti sono aridi o in malafede. Provvida la rilettura del Traité d'histoire des religions di Mircea Eliade. Il programma.

di Gian Carlo Scotuzzi

L’articolo è riservato.

 
 
luglio 1999 - agosto 2017

 

ARRETRATI

 

1973 - 2017

 

LIBRI

 
lasmonda la smonda mafro obletter giancarlo scotuzzi hans defregger il cronista associazione giornalisti etici, Martha Fischer Gian Carlo Enrico Scotuzzi Gian Carlo E. Scotuzzi G.C. Scotuzzi G.C.S. GCS G.C.E.S. GCES