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ilcronista.eu, di
Gian Carlo Scotuzzi
Anno XIX - redazione@ilcronista.eu - Questo è un sito-vetrina, secondario e finalizzato a selezionare lettori cui proporre l’accesso alla fonte primaria.
 
12 ottobre 2018

 

IMMIGRAZIONE DA SBARCO E DA SBANCO

I cinesi ci comprano, gli africani si fanno mendicanti e ci fanno schiavisti, gli slavi ci derubano delle piccole cose, i politici nostrani delle grandi

Viaggio tra le etnie d’importazione e sbirciata in un palazzo del potere ove gli autoctoni negoziano con i colonialisti stranieri partecipazioni incrociate e mercanteggiano tangenti sulla cosiddetta libera circolazione di capitali, merci e umani.

di Aldo Curdinovis e Gian Carlo Scotuzzi
con la collaborazione del Collettivo LISDE (Liberazione, sviluppo, distribuzione equa)

L’inchiesta è riservata.

 
 
9 ottobre 2018

 

IL 47% DEI BRASILIANI ABDICA ALLA SOVRANITÀ POPOLARE

Libertà d’illibertà

Le democrazia non sottende di per sé alcun valore. È un meccanimo di pura conta, basato sui numeri: la maggioranza vince, la minoranza perde. I Più hanno sempre diritto ad accaparrarsi il potere, i Meno hanno sempre il dovere di riconoscerglielo. In democrazia il criterio di verità è meramente quantitativo: un plebiscito potrebbe stabilire che il Sole ruota attorno alla Terra e codificarlo nella Costituzione. I diritti civili fondamentali, i diritti umanitari, i valori morali sui quali s’intralicciano le tre religioni monoteiste, tutto questo non è intrinseco alla democrazia, che appunto si riduce ad arido computo di consensi e dissensi. Sul pianeta Democrazia, che una crociata bandita dall’Occidente si prefigge di sovrapporre – con la forza se necessario – a ogni Stato, residuano rari brincelli ove si pretende imporre il Giusto sullo Sbagliato, il Morale sull’Immorale, prescindendo dal numero dei sostenitori dell’uno e dell’altro fronte. Dunque perché indignarsi se la maggioranza dei brasiliani ha votato per un partito nemico della democrazia? Il suffragio universale si limita a contare i voti: non li pesa sulla bilancia valoriale né li valuta con il densimetro dell’etica.
Accade così che il diritto fondamentale di ogni uomo all’incolumità psicofisica – diritto che esclude per esempio la tortura o l’indigenza anche mortale dei colpevoli di povertà – sul pianeta Democrazia non sia né un disvalore né il suo contrario: sono i numeri, cioè la maggioranza degli elettori a decidere, per interposti mandatari, se la tortura o la condanna all’inedia sono criminose o lecite. Idem per l’uguaglianza fra uomini e donne, che sul pianeta Democrazia può essere un Bene o un Male.
In questi giorni in Brasile la maggioranza del popolo ha convenuto con Jair Bolsonaro che la tortura è diritto sacrosanto del braccio armato dello Stato e che le donne è bene siano subordinate all’uomo: sono due reiterati capisaldi della predicazione elettorale del vincitore delle elezioni. Bolsonaro, che si proclama nostalgico della dittatura dei generali, prospetta di imitarli, cioè auspica l’affossamento del suffragio universale e il trasferimento dei poteri politici dalla comunità formata da tutt’i cittadini alla ristretta comunità dei maggiorenti, cioè dei potentati economici e dei militari che li puntellano.
Un popolo che abdica al potere sovrano, buttando alle ortiche una Carta partecipativa costata lacrime e sangue – quantomeno alle generazioni passate – è un popolo che si autoflagella per espiare la propria constatata incapacità valutativa: stanco di mandare in parlamento mandatari e partiti inetti o corrotti o antipopolari o tutte tre queste cose insieme, l’elettore capisce di non capire nulla di politica e così si rassegna all’opzione terminale: vota l’Uomo che in futuro non lo metterà più nell’imbarazzo di dover scegliere. Sia Lui, l’Uomo della Provvidenza, supposto onesto e saggio, a gestire in assolo il Paese e a decidere il bene di tutti. Una reazione triste, ma con una sua venatura d’onestà intellettuale e che comunque noi italiani dovremmo comprendere: forse che, qualche anno fa, un autorevole quotidiano italiano non ospitò in prima pagina l’auspicio, firmato da intellettuale di vaglia, di affidare il palazzo del governo ai carabinieri, che ne avrebbero sfrattato gl’inquilini pasticcioni e in sei mesi avrebbero risanato le casse dello Stato?
È copione trito. Lo Storia è cadenzata di abdicazioni popolari, di diserzioni delle masse anche dal minimo impegno civile costituito da passeggiata quinquennale alle urne: riti pilateschi che celebrano gli eccessi di stoltezza di un elettorato-bue, corrotto e ignorante, che ama specchiarsi in mandatari altrettali. Successe  per esempio negli anni Venti in Italia, dove la maggioranza dei maschi (le donne non votavano) esalò l’ultimo rantolo di democrazia per insediare l’Uomo che prometteva d’ucciderla. Successe per esempio negli anni Trenta in Germania, dove Adolf Hitler, al pari di Benito Mussolini, fu unto dittatore dalla maggioranza dei cittadini..
Ma andiamo cauti nel tartassare troppo gli «elettori della dittatura». Perché così come al diritto di parlare è simmetrico quello di tacere, alla voglia di libertà e di uguaglianza è simmetrica la voglia d’illibertà e subordinazione. I preponderanti italiani permale che hanno affidato la guida del Paese a una coppia d’inadeguati – dopo averla consegnata per decenni a figuri perniciosi – e che hanno svogliato dalle urne dal 30 al 40% di elettori, forse cominciano a sospettare, dinanzi allo sfascio della gestione statale, di aver commesso la peggiore e ultimativa d’una serie di asinerie elettorali. Pagheranno tanta somaraggine a caro prezzo, giusta lode a Nemesi e Dike.
Già, ma perché dovremmo pagare anche noi, minoranza esiguissima di italiani perbene? Per noi è giunto il momento…
[…]

L’articolo completo è riservato.

 
 
5 ottobre 2018

 

TURISTI COME CAVALLETTE

I pendolari della vacanza sul pianeta delle scimmie

Sono un miliardo e 300 milioni l’anno. Non viaggiano: scappano da una fissa dimora che li asfissia. La loro è una fuga ansiosa, infantile ed ecologicamente devastante. Se ne vanno in giro per il mondo, il grosso intubandosi per ore ‒ a volte per giornate! ‒ in cilindri pressurizzati e malsani, donde non vedono nulla dei Paesi che traversano. Privilegiano le mete dove van tutti e fotografano sempre i soliti manufatti, spesso marginali e sciocchi, come per verificare che una certa torre o una certa spiaggia sia sempre là dove i patinati pubblicitari, la tivù e il cinema la collocano. Vagolano tra le quinte rutilanti, festaiole e spenderecce che mascherano realtà sociali di cui i pendolari non sanno né vogliono sapere nulla. Deambulano allocchiti da aspettative oniriche che fanno sperare di vivere, in sedicesimo virtuale e da lunapark, le strabilianti avventure che non hanno mai smesso di suggere dal piccolo e grande schermo e che sarebbe vano aspettarsi in patria.
Tanta transumanza frutta più del petrolio e dell’industria automobilistica. Ed è il secondo soporifero sociale, dopo i media. Coglie il duplice obiettivo di sfogare ludicamente masse altrimenti eternamente irrequiete nonché di arricchire i callidi mercanti che ne sfruttano il flusso e la spendita dissennata. Ma ammorba il Pianeta e ruba la tranquillità ai residenti che stanno a casa loro.
L’allarme viene dalla Francia, dove spuntano sodalizi che chiedono di regolamentare un turismo eccessivo, nocivo, insensato e lesivo del diritto di ogni cittadino a un minimo di tranquillità ambientale e di salubrità dell’ecumene. Superando la soglia dei 90 milioni annui, la Francia si conferma il primo Paese per ingressi turistici, anche se statunitensi e spagnoli riescono a spremere meglio i vacanzieri, inducendoli a soggiornare più a lungo nei loro rispettivi Paesi.
Ecco una carrellata delle recenti iniziative associative europee contro un turismo di massa enfiato a flagello biblico…

L’inchiesta è riservata.

 
 
3 ottobre 2018

 

LE ELEZIONI IN BRASILE DEL 7 OTTOBRE

«Perché io, lavoratrice milanese, andrò a votare il candidato di Lula»

La comunità lombarda degli immigrati dal Brasile, molti dei quali hanno la doppia cittadinanza, si è data appuntamento davanti al Consolato meneghino per depositare le schede nell’urna riservata ai residenti nel Norditalia. Incontro con una minoranza di forestieri che hanno sul loro Paese d’origine idee politicamente molto più chiare di quanto le abbiano troppi italiani sul proprio.

L’articolo è riservato.

 
 
1° ottobre 2018

 

L’INVASIONE DALL’AFRICA E DAL MEDIORIENTE

L’accoglienza cieca non è una virtù

Gli immigrati fanno guerra soltanto agli autoctoni poveri, che ne sono penalizzati economicamente e socialmente. Per contro, l’immigrazione non scalfisce le condizioni di vita dei ricchi, che anzi ne sono vieppiù arricchiti.
I partiti politici che proclamano di tutelare i valori universali e gli interessi delle classi subalterne finiscono in realtà col danneggiare gli uni e gli altri, perché stimolano un’accoglienza indiscriminata che perpetua lo scambio ineguale tra i Paesi dominanti e quelli dominati, esplodendo inoltre una guerra tra poveri che riduce i salari e condanna alla disoccupazione o ad altre forme di miseria i lavoratori meno competitivi sul mercato nostrano delle braccia…

L’inchiesta è riservata.

 

ARTICOLO CORRELATO, DA MONDIALISATION.CA:

La “crisi migratoria” e il fardello delle strutture

di Bruno Guigue

 
 
30 settembre 2018

 

EUROPA MEDITERRANEA

Perché affondano anche i giornali settimanali

Francia e Italia vantano il maggior numero di ebdomadari decotti, ma soltanto la prima ha il coraggio di chiuderli, mentre la seconda tende a farli sopravvivere sotto la tenda a ossigeno, sia riversandone i maggiori costi sulla collettività sia esibendoli sul proscenio televisivo. La diagnosi di tanta moria – ancorché mascherata da accanimento terapeutico – è nella bassa qualità dei prodotti, conseguente al pervicace utilizzo di fattori produttivi obsoleti, a cominciare da quello umano, nonché all’assunzione a referente del lettorato peggiore. In sintesi: giornali idioti, confezionati da scribacchini idioti per idioti semianalfabeti. La loro eutanasia editoriale è imperativo morale.
Ecco una rassegna delle esperienze che motivano tanta inclemenza valutativa.
[…]

L’inchiesta è riservata.

 
 
28 settembre 2018

 

GERMANIA: DA DEUTSCH ÜBER ALLES A ENGLISH ABOUT EVERYTHING

Se il suddito si converte alla lingua del dominatore

A oltre settant’anni dal secondo conflitto mondiale, i discendenti degli sconfitti continuano ad assorbire, anche nelle loro componenti che si proclamano nazionaliste o antiamericane, gli schemi mentali e il lessico dei vincitori. È il cascame produttivo dell’operazione di addottrinamento che i Minculpop delle quattro potenze al di qua e al di là del Muro hanno sedimentato nella coscienza e nella cultura di un Paese che, salvo eccezioni, subisce senza fiatare l’onta d’una criminalizzazione esasperata da falsi storici ed ereditaria, umiliandosi persino a corrodere la lingua nazionale. Così il tedesco mediatico, piagato da decennale e perseverante innesto di citazioni, broccardi e neologismi anglosassoni, si connota di lingua vassalla, quando non di lingua morta, mentre le vestali del tedesco autentico vengono bollate come adepte d’un gergo furfantino…
[…]

L’articolo è riservato.

 
 

PAVENTANDO I BOMBARDAMENTI USA-GB-F NONCHÉ LA GIUSTIZIA DI DAMASCO

Falsi volontari italiani in fuga dalla Siria

Arrivati nella scia del terrorismo foraggiato dall’Occidente, spesso complici diretti in crimini efferati e sempre ben retribuiti per il loro sporco lavoro di provocatori e propalatori di notizie false, i sedicenti “benefattori dell’umanità” si apprestano a riscuotere bemerenze in patria e sperano in nuovi arruolamenti mercenari…

La relazione, che introduce un incontro a Milano sul Neocolonialismo europeo nel Medioriente Allargato, è riservata.

 
 
23 settembre 2018

 

IL RISVEGLIO DEI GENITORI COMATOSI

Toh! Mio figlio non trova lavoro!

L’italiano medio s’era illuso di poter andare alle urne sospinto da slogan semplicisti, mentre il voto responsabile implica impegno per conoscere, capire e scegliere. Ha sempre scelto i mandatari sull’onda emozionale d’un tornaconto infantile, col malsenso sedimentato da ignoranza, egoismo e amoralità. Così ha plebiscitato parlamenti che hanno varato raffiche di leggi abroganti anche il primo dei diritti sacrosanti d’ogni cittadino non-ricco: un reddito professionale decente e stabile, unica condizione di libertà e garanzia di benessere. Quest’irresponsabile italiano medio dava per scontato che le guarentige sociali conquistate dalle generazioni che l’hanno preceduto fossero inscalfibili, come rendite eterne. Adesso i nodi di tante illusioni e di tanta incoscienza vengono al pettine e il disimpegno politico dei genitori presenta il conto ai figli maleallevati.
Ecco una serie di casi esemplari…

L’articolo è riservato.

 
 
22 settembre 2018

 

ZONA EURO, ZONA PERICOLO

Portare i soldi in Svizzera…

…non è un reato, da quando gli elvetici hanno abolito il segreto bancario. Dunque non ha più senso, per gli italiani, trasferirvi i risparmi allo scopo di nasconderli al fisco. È invece molto sensato sul piano della convenienza, perché il franco svizzero è moneta assai più stabile di quella comunitaria europea, rosicchiata dall’inflazione cui tutt’i governi, a cominciare dall’Italia, ricorrono per alleggerirsi il sempre più pesante fardello dei debiti. Dagli anni Settanta, cioè dal varo della cooptazione formale del PSI di Bettino Craxi nei palazzi del potere, la classe politica ha accentuato oltre misura il saccheggio delle casse statali, gonfiando il debito pubblico. Oggi si ruba come e più di allora, in un contesto ove l’amoralità di massa ha spogliato il furto d’ogni connotazione criminale per elevarlo a furbizia lecita e addirittura santificata quando finalizzata al tornaconto della famiglia. Risultato: l’euro perde potere d’acquisto, mentre l’iniquità distributiva e lo smantellamento dello Stato sociale inducono il risparmiatore a tesaurizzare le risorse sottratte al consumo, collocandole in forzieri inaccessibili ai politicanti italiani e alla loro corrosiva inflazione. Questo spiega, a livello macro, perché, nonostante la fine del segreto fiscale, la Svizzera rimanga il numero uno mondiale della gestione dei capitali sovranazionali (comprensivi delle ciclopiche fortune affamate di alti rendimenti, le quali ammontano 2.200 miliardi franchi), con una quota di mercato del 27,5%; e spiega, a livello micro, perché alcune cliniche private lombarde, cui anche i malati non-ricchi sono costretti a rivolgersi a causa dello sfascio della sanità pubblica, presentino il conto in franchi svizzeri…

L’inchiesta è riservata.

 
 
18 settembre 2018

 

MILANO: «LA PROCREAZIONE NELL’UTOPIA EGALITARIA»

Genitori da macero

Dalla relazione introduttiva:
«[…] Atrofizzato il senso di appartenenza a comunità solidali, il generatore è regredito, nella scala evolutiva morale ed etica, a condizione peggio che belluina, rattrappendosi nel bozzolo dell’egotismo familiare. Si ritiene esentato da contribuzione collettiva e da responsabilità civile, reiterando alibi meschino: sacrificare tutto a coloro che verranno, identificati esclusivamente nei propri discendenti. Ed ecco una ricerca scientifica attestare che questa opzione barbara ha innescato anche irreversibili involuzioni biologiche…»

di padre Aldo Curdinovis

La partecipazione al convegno è riservata. Prenotazioni entro il 29 settembre 2018.

 
 
26 agosto 2018

 

STATI UNITI: IN GOLD WE TRUST

Il dr. Stranamore, alias Jeffrey Feltman

Scoppiasse l’ennesimo conflitto armato locale, tipo replica dell’aggressione alla Siria, o deflagrasse una crociata ecumenica contro la Russia e la Cina e l’Iran e via elencando tutt’i Paesi che reclamano indipendenza da Washington, i guerrafondai a stelle e strisce decorerebbero ulteriormente al merito i provocatori alla Feltman. Ma che ha combinato, questo cinquantanovenne diplomatico di carriera, forbito in cinque lingue, per aver già riscosso ori e allori dal Partito Bellico e perché stiamo rischiando la Guerra Mondiale?
Per scoprirlo bisogna raccontarla dall’inizio, cioè dagli esordi della Guerra Fredda, quando il presidente degli USA, Dwight Eisenhower…

L’articolo è riservato.

 
 
25 agosto 2018

 

GERMANIA

Un bambino su tre è povero

Nel Paese più ricco d’Europa, campione delle esportazioni continentali e ringhioso mastino dell’euro, quattro milioni e mezzo di famiglie boccheggiano per arrivare alla fine del mese. Così negano alla prole risorse indispensabili al sano sviluppo psico-fisico. È vero che quel che resta dello Stato sociale eroga contributi ai bisognosi – in misura ben superiore ad altri Paesi europei, a cominciare dall’Italia – ma il lenimento è lieve per un nuovo proletariato che, dal vecchio, ha ereditato soltanto ristrettezza, sudditanza e fatalismo, aggravati da un analfabetismo sociale e da un senso della dignità che spingono un milione e mezzo di famiglie indigenti a non fruire dell’assistenza pubblica, vuoi perché non sanno sormontarne la burocrazia per ottenerla, vuoi perché si vergognano a chiederla.

Inchiesta riservata.

 
 
23 agosto 2018

 

PALESTINA

Il popolo dei mantenuti a vita

Nel 1948 il Paese fu ridimensionato per far spazio al nascente Stato d’Israele e oltre 700 mila autoctoni furono indotti, più con le cattive che con le buone, a traslocare nei Paesi contermini, soprattutto in Giordania. Coloro che rimasero, asserviti a un’economia atavica e di pura sussistenza, si resero conto di non avere le risorse – culturali, attitudinali e finanziarie – per sopravvivere accanto a un popolo ebraico ricco di tutto: di conoscenze, di talenti e di soldi. E quelli che se ne andarono si resero conto che non sarebbero mai riusciti a integrarsi in un nuovo Paese. Neppure in Giordania, peraltro popolata da arabi.
Allora tutti i palestinesi, al di qua e al di là della frontiera, invocarono la misericordia dell’ONU, che li beneficiò di un’assistenza generosa e perpetua. Così, da 70 anni, i palestinesi campano della carità internazionale. Che basterebbe e avanzerebbe a garantire un buon tenore di vita se i beneficiati fossero capaci di un minimo di iniziativa imprenditoriale e, soprattutto, se non si facessero rappresentare da politicanti che saccheggiano le donazioni dell’ONU a beneficio della propria famiglia.
In questi giorni il presidente Donald Trump, che ha già cominciato a negare il contributo degli Stati Uniti alla mangiatoia palestinese, propone all’ONU di prosciugarla del tutto, riconoscendo la Palestina come Stato sovrano e indipendente, e dunque tenuto a mantenersi da solo. Ma i palestinesi non si rassegnano a perdere la manna internazionale, mentre molti politicanti occidentali – anche in Italia – non vogliono rinunciare alle virtuali tangenti sul flusso di denaro destinato ai palestinesi né ai proventi delle vendite d’armi alimentate da una conflittualità permanente tra mussulmani ed ebrei.
[…]

L’inchiesta è riservata.

 
 
3 agosto 2018

 

BERLINO

«Heil Rudolf Heß»

Anche il prossimo 18 agosto, come da trent’anni, i neonazisti tedeschi si radunano per commemorare il vice di Adolf Hitler e per reclamare «la punizione dei suoi assassini». Rudolf Heß morì nel 1987, strangolato da un cavo elettrico. Omicidio, sostengono i neonazisti. Suicidio, replica la versione ufficiale.
Heß era l’unico detenuto rimasto a Spandau, carcere alla periferia di Berlino allestito dagli Alleati per punirvi i capi nazisti condannati a Norimberga. Gli altri detenuti erano stati tutti liberati o erano morti. Heß aveva 94 anni. Era dietro le sbarre da 41. Ragioni umanitarie, oltre che politiche, avevano indotto i sovietici (gestori di Spandau insieme a francesi, inglesi e americani) a revocare il veto contro la sua liberazione. Dunque Heß, a oltre quattro decenni dalla fine della seconda guerra mondiale, non costituiva alcuna minaccia per la consolidata democrazia tedesca né per i Paesi che vinsero il nazismo. Allora perché ammazzarlo? E perché ancora oggi – a 73 anni dalla fine del conflitto! – il fantasma di Heß spinge le sinistre tedesche a mobilitarsi per impedire una commemorazione certo discubile, ma legale e portatrice di istanze che, giustamente bollate come disvalori dai vincitori, hanno comunque il diritto di essere esternate dai vinti?
Intendiamoci: è diatriba tra marginali. I neonazisti non sono mai riusciti a radunare più di 2.500 persone; molte meno i loro antagonisti, soprattutto comunisti che agli
Heil Heß scanditi dai neonazisti fanno eco con uno slogan creato per l’occasione: Heil Thälmann. Ernst Thälmann era un comunista ucciso dalla Wehrmacht il 18 agosto 1944 e computato tra i 56 milioni di morti della seconda guerra mondiale.
Eppure queste competizioni piazzaiole, che il senso delle proporzioni indurrebbe a relegare in un trafiletto di cronaca locale, sono pretesto per alimentare una rivisitazione della Storia che tracima il ghetto del revisionismo tradizionale per allargarsi a vasti strati intellettuali di tutta Europa. I quali continuano a interrogarsi su un episodio della guerra il cui mancato chiarimento è forse la causa del preteso assissinio di Heß: il suo misterioso volo in Scozia del 10 maggio 1941.
[…]

L’articolo è riservato.

 
 
1° agosto 2018

 

FASCISTI D’EUROPA

In pellegrinaggio nella Valle dei Golpisti

Manipoli d’italiani vacanzieri s’intruppano verso la Spagna, a genuflettersi dinanzi al più grande monumento alla criminalità, dedicato al dittatore Francisco Franco e ai suoi complici. E qui, ai piedi d’una croce di pietra alta 150 metri, culmine d’un sacrario edificato da 70 mila prigionieri politici – decimati a migliaia da stenti ed esecuzioni sommarie – e a cospetto delle tombe di Franco e del suo mentore, José Antonio Primo de Rivera, fondatore della Falange, assistono alla messa celebrata da monaci benedettini, Ordine grato a un regime fascista che ha sempre gratificato la connivente Chiesa cattolica di onori, ricchezze, potere.   
Rapporto dalla
Valle de los caídos, la più grande fossa comune del mondo, dopo quella cambogiana, e resoconto delle difficoltà che incontrano i democratici della Penisola per sfrattarvi i cadaveri dei due criminali e per convertire il luogo alla memoria delle vittime della dittatura. O per raderlo al suolo.

L’inchiesta è riservata.

 
 
25 luglio 2018

 

MERCENARI IN FUGA DALLA GIUSTIZIA SIRIANA

Caschi Bianchi rossi di sangue

Sponsorizzati da tutt’i governi atlantisti e dalla Caritas, osannati dai pennivendoli come benemeriti altruisti, i sedicenti «volontari della pace» si sono rivelati al soldo delle criminali operazioni belliche della NATO

L’inchiesta è riservata.

 
 
19 luglio 2018

 

DILAGA IL FENOMENO DEGLI AUTORI A PROPRIE SPESE

Romanzieri per gioco

Scrivono libri che nessuna impresa editoriale accetta di stampare. Allora diventano editori di se stessi, facendosi spennare da avvoltoi che ingrassano sull’illusione di quanti, privi del talento dello scrittore, vogliono diventarlo a tutt’i costi. Anche a quello di dissipare paccate di migliaia di euro; anche a quello di scadere nel ridicolo; anche a quello di scivolare in delusioni generatrici di depressioni; e persino a quello di subire una querela per diffamazione e di risarcire pingui danni.
Ecco il calvario, meritato e volontario, della folta schiera d’italiani afflitti da presunzione patologica: una miniera d’oro per stampatori senza scrupoli e psicoterapeuti.
Pertinente la Pubblicità Progresso:
Scrivi di meno, leggi di più.

L’inchiesta è riservata.

 
 
18 luglio 2018

 

UN CONVEGNO SUI DISVALORI CHE ORIENTANO L’ELETTORE MEDIO

«Io, soldi, famiglia»

L’immorale vessillo delle destre tradizionali (Dio, patria, famiglia), antagonista dell’evoluzione sociale basata sulla solidarietà e la fratellanza, è degenerato in trittico peggiore, inneggiante senza vergogna alla barbarie individualista. È una valanga d’inciviltà montata da una maggioranza di non-cittadini, irresponsabili mandanti di politici dediti al saccheggio dello Stato e al picconamento delle sue conquiste sociali; una maggioranza adoratrice di figli-sovrani, concepiti e disallevati come mera estensione d’un ego degenerato e in metastasi, invocato a esimente d’ogni nequizia. È contro questa massa interclassista di colpevoli indifferenti e di feroci tornacontisti che si scagliano gli amanti del progresso, ideale e materiale.
Tra le molte iniziative di civiltà, spicca quella sorta a Milano e che a settembre – prima tappa d’un percorso culturale e propositivo – illustrerà una disamina degli aggiornati strumenti di allocchimento popolare cui ricorre il Potere per conquistare voti e consumatori.

La partecipazione al convegno è selettiva.

 
 
1° luglio 2018

 

LA SCOMPARSA DI UN GRANDE COMBATTENTE PER LA LIBERTÀ DI TUTTI I POPOLI

Grazie di tutto

Domenico Losurdo
1941-2018

Stefano G. Azzarà, discepolo e curatore del blog di Losurdo, ne annuncia oggi la chiusura, comunicando che «i numerosi articoli su di lui scritti in questi giorni ed eventuali ricordi da parte degli amici e dei colleghi saranno pubblicati su domenicolosurdo.eu e su materialismostorico.it.
«La pubblicazione del numero 1/ 2018 di Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane, prevista per questi giorni, slitta a data da destinarsi. Il numero conterrà la relazione di Losurdo sulla Rivoluzione d’ottobre pronunciata al convegno di Urbino del novembre 2017.
«La Internationale Gesellschaft Hegel-Marx, della quale Losurdo era presidente e animatore, si sta muovendo per ricordarlo come lui avrebbe voluto: chi volesse contribuire con un saggio sul suo lavoro o sulle tematiche da lui praticate scriva a stefano.azzara@uniurb.it».

 
 

LA RELAZIONE INTRODUTTIVA AL SEMINARIO SUI MOVIMENTI MIGRATORI

L’USE a stelle e strisce

L’Unione Europea non è aggregato di nazioni indipendenti e sovrane. È federazione gestita da una Commissione non eletta dai popoli e sottomessa a Washington, che la tiene in briglia tramite la NATO. Unione degli Stati d’Europa, appunto, delegittimata da una Costituzione comune (o Trattato Europeo) mai sottoposta a referendum – salvo in due casi marginali tra cui non spicca l’Italia. In questo contesto di sudditanza alle armate e alla finanza transatlantiche si colloca la scelta d’infoltire la vecchia Europa di manodopera fresca e culturalmente arretrata da sostituire a quella autoctona, del resto ormai snerbata di consapevolezza politica e di aneliti di progresso sociale e distributivo. L’obiettivo è ricostruire il tessuto produttivo smantellato dalle delocalizzazioni dei decenni scorsi, definendo i ruoli delle regioni europee nella nuova divisione internazionale del lavoro. L’odierna tratta di moderni schiavi dall’Africa è camuffata da pietosi quanto sofferti e spettacolari salvataggi, ammanniti a opinioni pubbliche che la disperazione o il benessere, sfruttati da demagogie sapienti, hanno allocchito sino all’acrisia irreversibile.

Il testo è riservato agli invitati al seminario.

 
 
luglio 1999 - giugno 2018

 

ARRETRATI

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1973 - 2018

 

LIBRI

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lasmonda la smonda mafro obletter giancarlo scotuzzi hans defregger il cronista associazione giornalisti etici, Martha Fischer Gian Carlo Enrico Scotuzzi Gian Carlo E. Scotuzzi G.C. Scotuzzi G.C.S. GCS G.C.E.S. GCES