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ilcronista.eu, di
Gian Carlo Scotuzzi
Anno XIX - redazione@ilcronista.eu
 
20 aprile 2018

 

LA METAMORFOSI DI CGIL-CISL-UIL

Da cauti difensori dei lavoratori italiani a collocatori di badanti straniere e a questuanti soldi pubblici

Un convegno a Brescia il 22 maggio.
Ingresso su invito, da ottenere entro l’8 maggio.

 
 
15 aprile 2018

 

BOMBARDAMENTI USA-GRAN BRETAGNA-FRANCIA

Bere la tivù e benedire il macello dei siriani

Basterebbe il buonsenso del cui prodest per bollare l’attacco di USA-Francia-Gran Bretagna alla Siria come pretestuoso: perché mai Bashar al-Assad...

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ARTICOLO CORRELATO, DA RÉSEAU VOLTAIRE:

Così i giornalisti provocano le guerre

di Thierry Meyssan

 
 
12 aprile 2018

 

AL VARO L’ENNESIMA AGGREGAZIONE POLITICA RIVOLUZIONARIA

Dal manifesto di Chianciano a quello di Bardolino

In vista del convegno sul Garda del 25 aprile, ripubblico un’analisi politica che in dieci anni non ha perso validità, a riprova dell’immobilismo del parlamento e dell’obsolescenza dei partiti vecchi e nuovi che vi giostrano.

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La casta degli eletti e le caste degli elettori

 
 
29 marzo 2018

 

CREMONA: 13-14-15 APRILE

Il pianeta Terra, arma ultimativa

Convegno sulle ricerche di Rosalie Bertell.

Ai neofiti dell’argomento suggeriamo, al fine di valutarne l’importanza e di eventualmente sollecitare un invito al convegno, di leggere, per esempio, il saggio di Claudia von Werlhof, Terra come arma, geoingegneria della guerra, pubblicato nel numero 35 della rivista DEP, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

 
 
12 marzo 2018

 

TELECRAZIA ITALICA

Quanto valgono RAI, Mediaset & Associati

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4 marzo 2018

 

ITALIA E VENEZUELA

Stesso popolobue

Per vincere le elezioni e governare, un politico abbisogna della maggioranza, anche relativa, dei consensi. E siccome la preponderanza degli elettori non ha sufficiente intelligenza né conoscenza né autonomia critica per valutare un politico né comprenderne il programma, ecco che il candidato premier, per conquistarli, deve trattarli come asini. Ricorrendo a tre strumenti...

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ARTICOLO CORRELATO, DA RÉSEAU VOLTAIRE DEL 3 MARZO 2018:

Venezuela, l’intervento illegale

di Julio Yao Villalaz

 
 
1° marzo 2018

 

SIRIA

Lo scoop di Thierry Meyssan

Rivela che l’esercito russo entra nella capitale. In armonia con il diritto internazionale e con il benestare degli USA.
Collegamento all’articolo:

Esclusivo: la fanteria russa a Damasco

 
 
27 febbraio 2018

 

GEOPOLITICA

Le vie della seta

Le vie della seta sono flussi di traffico. Sono supportati da strutture adeguate al trasporto e al trasbordo di merci ‒ porti, stazioni ferroviarie, depositi ‒ disseminate lungo gli snodi dei loro percorsi.
Le vie della seta servono soprattutto i punti estremi, cioè l’Europa, il Medioriente e il Nordafrica a ovest; l’estremo Oriente dalla parte opposta.
Si obietterà che i container e le merci sfuse, idrocarburi compresi, viaggiano già dalla Cina ad Amburgo, in parte ricalcando la primigenia via della seta battuta da Marco Polo...

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ARTICOLO CORRELATO, DA RÉSEAU VOLTAIRE DEL 26 FEBBRAIO 2018:

USA: imperialismo contro ultra-imperialismo

Di fronte alla crescita impetuosa dell’economia cinese, gli Stati Uniti non possono che reagire per sopravvivere. Il progetto di riforma fiscale di Donald Trump, mirato a dare impulso alla produzione interna, è stato bocciato dal Congresso, che ha preferito proteggere i profitti delle multinazionali. Per questa ragione alla Casa Bianca non rimane altra scelta che sabotare gli investimenti di Beijing nelle nuove vie di comunicazione e nell’esportazione globale dei prodotti cinesi.

di Jean-Claude Paye

 
Salvo eccezioni, gli articoli che seguono sono riservati.
 
25 febbraio 2018

 

SIRIA

Sotto le bombe dei crociati benedetti dai papi e dalle democrazie occidentali

Da 7 anni i governi d’USA e d’Europa  arruolano, addestrano, armano, comandano e a volte integrano direttamente con propri uomini schiere di mercenari per massacrare l’esercito e la popolazione siriani. Obiettivo: fomentare la guerra civile, creare il caos, premesse per spodestare un presidente legittimo, regolarmente eletto da una popolazione che periodicamente gli conferma fiducia tramite manifestazioni oceaniche, allo scopo di surrogarlo con un fantoccio e poter così saccheggiare le risorse del Paese, nonché impedire la posa di oleodotti e metanodotti che portino nel Mediterraneo gli idrocarburi iraniani.
Ma ora lo scenario sta per cambiare, grazie alla determinazione di alcuni Paesi non subordinati a quelli aggressori e alle nuove tecnologie di cui el-Assad sta per disporre…
[…]

 

ARTICOLO CORRELATO, DA RÉSEAU VOLTAIRE DEL 24 FEBBRAIO 2017:

La battaglia di Damasco e della Ghuta orientale

La città di Damasco e la campagna a est della capitale, la Ghuta orientale, sono teatro di violenti combattimenti tra Al Qaeda, sostenuta da Regno Unito e Francia, ed Esercito Arabo Siriano. La Repubblica sta cercando di liberare la popolazione da un’occupazione che dura da sette anni e dalla sharia. Ma le potenze coloniali non la pensano allo stesso modo.

di Serge Marchand

 
 
24 febbraio 2018

 

FRANCIA

Chiudere la bocca a Robert Faurisson

Il 25 gennaio scorso il ricercatore storico ha compiuto 89 anni. Ne ha trascorsi oltre la metà a studiare l’ultimo conflitto mondiale, concentrandosi su genesi, finalità e funzionamento dei campi di concentramento nazisti. Ha sintetizzato gli esiti di tante ricerche in circa 60 parole:
« Les prétendues chambres à gaz hitlériennes et le prétendu génocide des juifs forment un seul et même mensonge historique dont les principaux bénéficiaires sont l’Etat d’Israël et le sionisme international et dont les principales victimes sont le peuple allemand – mais non pas ses dirigeants – et le peuple palestinien tout entier».
Sono affermazioni che stravolgono la storia dei campi stabilita dal Processo di Norimberga dal 20 novembre 1945 al 1° ottobre 1946 e codificata dalle leggi europee (francesi e tedesche in primo e severo luogo) che condannano a pene pecuniarie e detentive quanti la revochino in dubbio o anche soltanto la sminuiscano. Le 60 parole di Faurisson sono eretiche, bollabili come false alla luce della dottrina storica consolidata.
Ma allora perché i libri e gli articoli di Faurisson, lungi dall’essere inceneriti una volta per tutte, riscuotono da decenni credibilità crescente? Perché Faurisson, pur proscritto dai media imperanti e pur messo all’indice dalla storiografia ufficiale, è onorato da quella ufficiosa, allo stesso modo in cui Galileo Galilei fu scomunicato dalla Chiesa ma incensato dalla Ragione?
La risposta scaturisce dal parallelismo galileiano: perché Faurisson fa leva sulla scienza. Persino i tribunali francesi, che da sempre lo perseguono con incriminazioni quasi sempre approdanti a condanne per infrazioni marginali, non hanno mai messo in dubbio la scientificità e il rigore delle ricerche di Faurisson. Per esempio, già nel 1983 il tribunale di Parigi, chiamato a giudicare la liceità delle famose 60 parole, non vi lesse nulla di legalmente censurabile. Sono divenute censurabili dal 13 luglio 1990, con l’entrata in vigore della legge Gayssot (che appunto sanziona le revisioni della Storia), ma non c’è diritto positivo che possa placcare il diritto della scienza. Per chiudere definitivamente la bocca a Faurisson, nonché per offrire dignità scientifica al Processo di Norimberga, non c’è che un modo: batterlo sul terreno della Scienza, demolendo con la forza delle prove e al lume delle Ragione le sue due eresie. Dimostrando:
‒ che il nazismo ordinò lo sterminio degli ebrei;
‒ che gli ebrei furono uccisi nelle camere a gas.
Ebbene, oggi, a 73 anni da quegli eventi, Faurisson e quelli come lui affermano che:
‒ non si è ancora trovato un documento che provi l’ordine hitleriano di sterminare gli ebrei;
‒ nessuno ha prodotto la benché minima prova che il nazismo abbia mai costruito camere a gas (salvo camerette per disinfestare gli abiti dai pidocchi con lo Zyclon) e men che meno vi abbia ammazzato ebrei (mentre abbondano le camere a gas ricostruite, che ovviamente non provano nulla).
Dunque, signori scienziati anti-revisionisti, sarebbe ora vi metteste a sgobbo. A Mosca, a Londra, a Parigi e a Washington gli archivi governativi ridondano dei documenti sequestrati ai nazisti durante la conquista della Germania. Vi scoverete finalmente almeno un documento attestante le finalità ebreicide del Terzo Reich. I nazisti non facevano nulla senza un ordine scritto. Ad Auschwitz e negli altri lager troverete senz’altro, nel sottosuolo delle camere a gas (quelle autentiche e demolite), residui di Zyclon in quantità tale da accreditarne uso massivo e genocida: questo gas penetra il terreno in profondità e vi permane, tant’è che gli scienziati revisionisti l’hanno scovato, ma in modesta quantità ‒ loro ‒ e soltanto sotto le celle dove si sterminavano pidocchi.

Il 12 aprile prossimo è attesa la sentenza d’appello dell’ennesimo processo a Faurisson, celebrato in prima istanza l’anno scorso a Parigi. Ma i giudici, di nuovo, non si pronunceranno sulla veridicità o sulla falsità delle 60 parole, bensì…
[…]

 

ARTICOLO CORRELATO, PUBBLICATO SUL SITO DELL’AUTORE IL 18 FEBBRAIO 2018:

Retour sur le suffocant jugement du 6 juin 2017 de la XVIIe chambre du Tribunal de Grande Instance de Paris

di Robert Faurisson

 
 
23 febbraio 2018

 

L’ITALIA DELL’INCIVILTÀ GIURIDICA

Se il presidente della Corte Costituzionale irride la Costituzione

Ieri ha marchiato come disertori dal dovere morale coloro che non vanno a votare. Ma non recarsi alle urne è opzione più che lecita: il diritto di esternarsi è inscindibile dal diritto di tacere, giacché anche il silenzio e la non-partecipazione sono forme lessicali che rivendicano ruolo di cittadinanza attiva in ogni democrazia.
Il non-votare diventa doverosa manifestazione di resistenza civile in due casi: quando si ritiene che le elezioni siano truccate o quando si giudichino indegni tutt’i partiti in lizza. In Italia ricorrono entrambi i casi:
‒ la campagna politica è inficiata dall’oligopolio mediatico di un padrino politico, peraltro incandidabile ancorché celebrato sui manifesti elettorali e nei teatrini televisivi;
‒ i candidati sono i responsabili o i delfini degli autori del golpe mediatico del 1994, che da allora ha inficiato d’illegalità sostanziale ogni ricorso alle urne e le relative omologazioni dei loro esiti.
Ma lo strale del presidente della Corte avverso i non-votanti, se riflette quel genere di intolleranza sedimentato in un popolo incline a crogiolarsi nell’obbedienza acritica (purché non costi nulla), si radica nell’incongruenza dell’ultimo articolo della Costituzione: «La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale». Significa, esemplificando, che, se la maggioranza degli italiani abiurasse la democrazia odierna per preferirle altre forme di governo (dalla monarchia all’oligarchia a declinazioni inedite di democrazia selettiva) sarebbe obbligata a scatenare una guerra civile. Opzione collidente con il proclamato pacifismo di altri articoli della Carta...
[…]

 

ARTICOLO CORRELATO:

Come funziona la democrazia selettiva

 
 
21 febbraio 2018

 

SCRIBO CUM VERECUNDIA, ERGO SUM

Criptografie

La scrittura manuale, sciolta da condizionamenti meccanico-elettronici-panottici, propizia concentrazione, riflessione, creazione e precisione espositiva. Tali prerogative si maggiorano del massimo senso di libertà quando le parole, e dunque il senso complessivo delle frasi, sfuggono alla decifrazione universale, parificando così i segni a lemmi d’un linguaggio personale, o iniziatico, quando condiviso da sodali.
Vocazione alla segretezza, nemica della trasparenza e della democrazia? «No: legittima opzione di riservatezza. E di sacrosanta resistenza alle vessazioni contro il diritto di esternazione»: intervista a un rappresentante degli amanuensi del terzo millennio.
Ecco uno scampolo della loro “illeggibile” scrittura, nonché un’analisi socio-politica d’un fenomeno forse connotabile di sindrome persecutoria ma sicuramente rivelatorio del disagio provocato dalle crescenti, indebite inframmettenze dei moderni Torquemada a servizio delle Verità Ufficiali Legalmente Tutelate…
[…]

 
 
20 febbraio 2018

 

QUANDO LA REALTÀ CONFERMA LA FANTASIA

I becchini di Berluska & C.

Un dibattito a Milano in occasione della ristampa 2018 del romanzo Mater, di Gian Carlo Scotuzzi. Ne discutono padre Aldo Curdinovis e l’autore.
Ingresso a invito.

 
 
17 febbraio 2018

 

ITALIA: COSA NON SI FA PER UN POSTO IN PARLAMENTO!

Persino il neonato Partito Comunista Italiano omologa le elezioni di Berluska

Il gruppuscolo, erede di quell’Oliviero Diliberto che nel 1994 non si oppose al golpe mediatico di Forza Italia, s’è intruppato con altri marginali nella lista Servire il Popolo che, in un agone dominato dai Signori del Video, non ha alcuna possibilità di successo. Però è funzionale alla legittimazione di una competizione elettorale costituzionalmente viziata sia dalla presenza egemone di un pregiudicato, nonché oligopolista televisivo, sia dalla subordinazione della Costituzione repubblicana a quella europea (mai votata dal popolo), sia da…
[…]

 
 
15 febbraio 2018

 

ELEZIONI IN ITALIA

Urne funerarie

A 24 anni dal golpe mediatico-istituzionale che assassinò quanto sussisteva di democrazia formale, l’illegalità costituzionale s’è aggravata. L’esercizio della sovranità popolare tramite la scelta dei mandatari è condizionato da editori e giornalisti che hanno abiurato la deontologia professionale ed è pilotato da una concentrazione di giornali stampati ed emittenti televisive nelle mani d’un leader politico che mai, secondo la Costituzione, si sarebbe potuto candidare, che mai sarebbe potuto entrare in parlamento, che men che meno sarebbe potuto diventare capo del governo e che, nella contingenza odierna, è pure pregiudicato: condannato per truffa allo Stato, crimine tra i peggiori di cui un rappresentante del popolo si possa macchiare. Quest’uomo, politicamente ed eticamente impresentabile, aggiudica al proprio partito condizioni elettorali leonine, giacché dispone d’armi mediatiche preponderanti, tali da garantirgli trionfo elettorale, vuoi diretto (Forza Italia & alleati), vuoi indiretto, cioè tramite partiti mercenari che simulano di contrastarlo e che invece si avvalgono dei privilegi mediatici che lui decide di largire loro. Anche in Italia infatti, come in ogni altra telecrazia occidentale, è la televisione a decidere chi va in parlamento e chi no. Tot minuti di presenza in tivù uguale a tot voti: è un’equazione che, a cospetto della sofisticazione raggiunta dalle tecniche di allocchimento collettivo, ha assunto oggettività scientifica. E Silvio Berlusconi non si limita a manovrare i media di proprietà, utilizza pesantamente anche la RAI, nella quale, durante due mandati governativi, ha avuto agio d’inserire pennivendoli propri e dove continua a condizionare gli altri prospettando loro più lucrosi travasi nelle proprie aziende. Per cui il sistema mediatico berlusconiano è cancro che ammorba l’informazione italiana nel suo complesso nonché il meccanismo elettorale. Ecco perché coloro che si proclamano antagonisti di Silvio Berlusconi in realtà gli sono subordinati: senza di lui non avrebbero alcuna possibilità di essere eletti.
Ma non è questa la sola ragione che bolla anche le imminenti elezioni come truccate e d’immorale fruizione. Ci sono almeno due altri buoni motivi per disertare urne che, lungi dall’alimentare la democrazia, la negano. Eccoli…
[…]

 
 
13 febbraio 2018

 

ITALIETTA

I neofascisti del PD giocano all’antifascismo da operetta

Il fascismo è qui e oggi, nel superfluo dei ricchi enfiato dal necessario negato ai poveri, nelle centinaia di miliardi di euro di tasse eluse o evase; nella giustizia assente o ingiusta e via recitando i misfatti imputabili a lorsignori. In Italia – come in ogni altro Paese piagato dalla violenza del capitalismo – milioni di famiglie non hanno reddito o ce l’hanno insufficiente a condurre vita dignitosa; non hanno assistenza sanitaria adeguata; milioni di lavoratori dipendenti patiscono mercedi e orari e condizioni ambientali indecenti, milioni d’altri sono disoccupati… Il rosario delle nequizie imputabili alle telecrazie, dove i possessori delle tivù (e i gestori dei nuovi dispositivi) manovrano i popoli e in loro nome governano, s’allunga di sempre nuovi crimini. Eppure oggi i media sinistri del regime italico inneggiano alla revoca della cittadinanza onoraria concessa 94 anni fa dalla città di Mantova a Benito Mussolini.
E il popolobue gioisce e s’appresta a rivotare gli stessi politicanti cialtroni...
[…]    

 

SIRIA

Guardando all’Iran

A Teheran echeggia, nei sempre più frequenti quanto defilati raduni dei sostenitori di Mahmoud Ahmadinejad, uno slogan eversivo: «Ex-In!». Cioè: che l’ex presidente, golpizzato dal cedimento della Guida Suprema ai giugulatori ricatti statunitensi, torni al potere e rimetta in carreggiata l’unico modello di Repubblica di Platone sperimentato in epoca moderna. Tra i propositi attribuiti ad Ahmadinejad, spicca il progetto di tutelare Bachar el-Assad molto più di quanto faccia – o simuli di fare a scopi negoziali  – Ali Khamenei.
In quest’infida temperie di faide affaristiche e lotte di potere con l’imposizione di soggiorni obbligati evocativi di sequestri di persona (dov’è Ahmadinejad?) si colloca la prospettiva del referendum costituzionale: diversivo o redde rationem?
[…]

 

ARTICOLO CORRELATO, SU RÉSEAU VOLTAIRE:

L’illusoria eradicazione di Daesh

Con la caduta del Califfato e lo sparpagliamento degli jihadisti di Daesh, si è aperto il tempo del riutilizzo di simili personaggi. Considerati, secondo i casi, combattenti fanatici o semplicemente psicopatici che si nascondono dietro un’ideologia, gli jihadisti di Daesh sono corteggiati dagli Stati e dalle multinazionali che li hanno indirettamente utilizzati. Thierry Meyssan traccia la panoramica delle possibilità e mette in guardia contro la compiacenza degli Occidentali nei confronti dell’ideologia di Daesh, ossia dei Fratelli Mussulmani.

di Thierry Meyssan

 
 
10 febbraio 2018

 

LA SANITÀ PRIVILEGIATA DI CHI PUÒ PAGARSELA

1. Le nuove società di mutuo soccorso

Dinanzi all’arretramento dello Stato e a cospetto di ospedali e medici sempre più a servizio prioritario ed esosamente crescente dei pazienti solventi, i cittadini benestanti si cautelano unendosi in sodalizi che sono una via di mezzo tra l’assicurazione e la tutela dei diritti del malato. L’adesione è selettiva: è preclusa a chi ha buone probabilità di ammalarsi; è costosa; vincola il ricorso a strutture e specialisti ritenuti idonei dal Comitato scientifico della società. In compenso, proclama di garantire quel livello di assistenza che, in un Paese progressista e solidale, dovrebb’essere un diritto preteso dagli elettori e fruibile da ogni cittadino.
Ecco una rassegna delle esperienze pilota e delle insidie degenerative che, in un Paese eticamente degradato come l’Italia, infettano rapidamente di corruzione anche le iniziative supposte esserne immuni…

 

2. I farmaci personalizzati

Sono preparati su misura per i pazienti ultraricchi. Consentono di ottimizzare le terapie riducendo al minimo, quando non eliminando, gli effetti collaterali. E in alcuni casi sono l’unico rimedio a malattie altrimenti incurabili. Ma hanno un inconveniente: sfornati da aziende tese al massimo profitto ed estranee all’etica, possono rivelarsi, nelle miglior delle ipotesi, una truffa e, nella peggiore, dannosi per quell’utenza incapace di valutarli e di tenere in rispetto i produttori. Non a caso la filiera, dalle imprese farmaceutiche ai medici prescrittori alle cliniche, è spesso legalmente ancorata all’estero e in ogni caso sfugge al controllo dello Stato. Inchiesta.

 
 
8 febbraio 2018

 

DEUTSCHLAND WIE ALLES

La settimana lavorativa dei metalmeccanici s’allunga di 5 ore

Da 35 a 40. Per mascherare la sconfitta, il sindacato sbandiera un contentino risibile: la possibile riduzione a 28 ore per quanti vogliono avere più tempo da dedicare alla famiglia, per un massimo di due anni e ovviamente rinunciando a quota proporziale di mercede. È l’ennesima tappa d’un peggioramento della qualità della vita dei lavoratori dipendenti avviato da decenni in Occidente, in conseguenza del riflusso socio-politico complessivo. Un degrado che in Italia ha vissuto i momenti più squallidi il 28 giugno 1992, quando sindacati e Confindustria s’intendono per sopprimere l’indicizzazione dei salari, e l’8 giugno 1999, quando il rinnovo del contratto dei metalmeccanici sbandiera una riduzione d’orario di 8 ore l’anno (cioè 10 minuti a settimana, 2 minuti al giorno: ma solo per gli addetti a mansioni disagiate, inclusive di sabato, domenica e notte), ma lievita il monte straordinari – virtualmente obbligatori – a 200 ore l’anno nelle aziende con oltre 200 dipendenti, a 250 ore nelle altre. Di fatto, l’orario settimanale si allunga di 5 ore e 20 minuti a settimana. Ecco una cronologia degli amari frutti raccolti dalla mitizzata quanto incosciente classe operaia europea negli ultimi 20 anni, che ha barattato anima e cervello con un piatto di consumismo deteriore…

 
 
4 febbraio 2018

 

NEOCOLONIALISMO

C’era una volta la Siria

Oltre un quarto di secolo fa gli Stati Uniti, spalleggiati dai Paesi europei e per tramite della NATO, cannoneggiarono la Jugoslavia per smembrarla in sei staterelli (in seguito sette), sfruttando la propensione delle etnie locali a scannarsi tra loro nonché facendo perno sulla venalità di dirigenti locali scelti da elettorato non migliore di loro. Da circa dieci anni i medesimi crociati USA-UE stanno facendo a pezzi la Siria, di nuovo pungolando alla guerra civile etnie e fazioni della borghesia che soltanto la fermezza – non sempre coniugabile alla democrazia – del presidente Assad riusciva a tenere in briglia. Nei giorni scorsi, a Sochi, in Russia, Vladimir Putin ha ospitato il varo di una Commissione Costituente siriana i cui membri saranno nominati, un terzo a testa, da Russia, Turchia e Iran, che così si candidano a spartirsi un bottino ambito da americani ed europei…

 

 

Appuntamenti
Ultima settimana di marzo, seminario di due giorni, Milano.

La NATO

La partecipazione implica la conoscenza della storia e delle recenti iniziative dell’Alleanza.

 
 
27 gennaio 2018

 

I CIECHI SINISTRI CHE TIFANO STELLE E STRISCE

Com’è dura parlar bene di Donald Trump per sostenere Russia e Cina

Benché il presidente degli Stati Uniti sia alfiere della lobby delle armi, del conservatorismo antifemminista e antiabortista, del nazionalismo contiguo al razzismo, della politica dei redditi vieppiù generosa coi ricchi in danno dei poveri, delle crociate ideologiche contro i fantasmi comunisti e di quelle reali contro i postcomunisti, benché insomma Trump sia un concentrato di tutto ciò ch’è ostile alle sinistre d’ogni latitudine, queste lo incensano. Perché?
Risposta: perché adottano l’adagio volpino per cui il nemico del tuo nemico è automaticamente tuo amico. È paralogismo smaccato: il nemico del tuo nemico può essere anche nemico tuo. Fuor di proverbio: la Banda Clinton-Obama, reduce dalla devastazione del Nordafrica e del Medioriente, avrebbe prolungato le aggressioni guerriere sino ai confini della Cina e della Russia se Trump non l’avesse placcata, anteponendo la proficua ricostruzione dell’economia degli Stati Uniti a dispendiose pugne di conquista. Una correzione di rotta che implicherebbe ‒ secondo il sillogismo dei sinistri pro-Trump ‒ dare requie sia alla Cina sia alla Russia. Insomma: Trump, nel perseguire gl’interessi degli Stati Uniti in maniera diversa da come li coltivavano i predecessori, finirebbe col fare anche quelli di Vladimir Putin e di Xi Jinping. Di qui l’ordine di scuderia: sostenere il “compagno” Trump.
Facciamo pure finta che questo modo di (s)ragionare, cioè di ridursi a raccattare i cascami produttivi del nemico (l’allentamento del cappio alle gole sinorusse) per surrogarli a una coerente politica anticapitalista, abbia un senso; e limitiamoci, giusto per amor di disputa, a supputare il prezzo di questi cascami.
Sostenere Trump non significa soltanto plaudere a una politica internazionale supposta meno aggressiva verso Cina e Russia. Ma implica anche puntellarne la politica interna e soprattutto l’ideologia. Le quotidiane esternazioni dell’inquilino della Casa Bianca e delle molte altre Bicocche Bianche innalzate lungo una vita d’accumulazione estranea a ogni preoccupazione sociale, salmodiano in un’unica chiave:
Continuiamo ad arricchirci, noi che siamo già ricchi, e al diavolo quanti non riescono a farlo perché il Signore vuole restino poveri. Ancora, sorvoliamo sull’assonanza tra l’arricchiamoci di Trump e l’arricchitevi dei capigoverno cinesi, lodi speculari al capitalismo più sfrenato, e concentriamoci sulle conseguenze politiche dei plausi a Trump…

 

ARTICOLO CORRELATO, DA LE MONDE DATATO 26 GENNAIO 2018, , EDIZIONE PER ABBONATI

«Il governo di Washington incredibilmente ostile verso la scienza»

In un intervento sul quotidiano internazionale parigino il docente universitario americano torna sulla paradossale diffidenza che, da sempre, gli scienziati suscitano negli Stati Uniti.

di Jared Diamond

 
 
24 gennaio 2018

 

CORSI DI AGGIORNAMENTO PER GIORNALISTI

Umilianti corvè in cambio della tessera del pane

In un Paese civile l’Ordine professionale non ha senso. Per due ragioni.
La prima è di principio: il giornalismo, cioè la divulgazione per iscritto o per voce delle opinioni, degli accadimenti e delle versioni dei fatti è l’essenza del diritto di esternazione e di partecipazione democratica di cui ogni cittadino è titolare. Si tratta di un diritto non condizionabile dal possesso di requisiti e da valutazioni, men che meno da parte di una corporazione che dimostra ogni giorno ‒ sui giornali stampati, alla radio e alla tivù ‒ scarsa conoscenza del mestiere, pochezza deontologica e sudditanza ideologica e politica ai poteri dominanti.  Siano esclusivamente gli editori a valutare la qualità dei giornalisti che assumono, o i lettori a decidere se un autore indipendente merita di essere letto-ascoltato o meno. Del resto, Benito Mussolini istituì l’Ordine al fine dichiarato d’imbrigliare la categoria coprendola di privilegi e prebende, in una sorta di arruolamento para-militare funzionale alla propaganda di regime; gli Ordini dei giornalisti sopravvivono esclusivamente negli Stati autoritari o dove un’utenza eticamente abbrutita rifugge la stampa libera e dignitosa per ridanciare al circo mediatico folto di pagliacci, venditori, esibizionisti, censori, bugiardi, politicanti che competono a chi spara le promesse più grosse.
Il secondo motivo per abbattere l’Ordine dei giornalisti, primo passo per liberare la buona informazione dai pennivendoli che la soffocano, è che l’esperienza acclara come i corsi di aggiornamento professionale siano utili a chi li organizza e se ne avvantaggia anche economicamente, piuttosto che a chi è supposto fruirne. Sotto vi spiego come funzionano.
La legge impone l’iscrizione all’Ordine non soltanto a chi fa il giornalista per campare, ma a chiunque voglia esternarsi con le medesime guarentige giuridiche e modalità operative cui ha diritto, e che invece sono riconosciute soltanto ai professionisti. Per esempio, se un cittadino vuole registrare e dirigere una testata giornalistica d’impegno politico o civile, foss’anche il notiziario di quartiere o il bollettino del sodalizio culturale, deve essere iscritto all’Ordine. E dunque frequentarne i corsi...

 
 
23 gennaio 2018

 

LA SIRIA INVASA DALLA TURCHIA

Contraddizioni in seno alla NATO

L’Alleanza Atlantica è sempre unita e compatta, sotto la ferula del Pentagono. Ma il Pentagono dipende dalle multinazionali della finanza e degli armamenti, prone al profitto. In nome del quale i Paesi della NATO sono comandati a tradicchiarsi un po’ a vicenda, cioè a sopportare conflitti intestini, con danni collaterali di bombardamenti sulle Nuove Colonie, come  la Siria, purché il tutto avvenga con vantaggio reciproco e in buona armonia con Russia, Cina, Iran e via elencando i finti nemici senza i quali la NATO ‒ dall’implosione dell’URSS ‒ non avrebbe più giustificazione formale. È in quest’ottica che vanno esaminate le prodezze bombarole che la Turchia va compiendo nel nord della Siria. Una scorribanda preceduta da una pioggia di bombe dal cielo, seguita dal cannoneggiamento di carrarmati. Marca Leopard, prodotti in Germania dalla Rheinmetall, dalla quale saranno presto ammodernati, secondo direttiva del governo di Angela Merkel. La quale riscuote così un primo, consistente tornaconto mercantile dagli esiti del colloquio con la delegazione turca che la settimana scorsa è andata a Berlino per chiederle sostegno politico e armi in vista dell’invasione della Siria. Ora, è un fatto che i terroristi presi di mira dai Leopard con livrea turca erano, sino al giorno prima, mercenari al soldo degli Stati Uniti e che dunque la Turchia, Paese NATO, sta bombardando le truppe ‒ ancorché irregolari ‒ del principe dei Paesi della NATO: gli Stati Uniti. Donald Trump finge di dolersi di questa mancanza di riguardo, ma in realtà ne gode perché vi trova pretesto per smettere di spedire soldi e armi in Siria per foraggiare mercenari che non lui ma i suoi avversari interni hanno arruolato e di cui non saprebbe come altrimenti liberarsi. Insomma, il macello di qualche migliaio di siriani val bene una lezione impartita ai nemici di Trump, cioè a quello Stato Profondo che non ha mai accettato il suo insediamento alla Casa Bianca e che continua a fare di tutto per cacciarvelo.
Veniamo agli altri mandanti ‒ o quantomeno non-oppositori ‒ dell’invasione turca. La Russia resta sempre un alleato di el-Assad, il presidente siriano, che a Putin deve (quasi) tutto, a cominciare dalla propria vita: senza il salvifico intervento delle forze armate russe Damasco sarebbe stata saccheggiata dai mercenari della NATO (USA, Francia, Gran Bretagna, Germania e chissà quanti altri) mentre el-Assad avrebbe fatto la fine di Gheddafi. Ma questo non impedisce a Putin di propiziare un’invasione che alimenta il conflitto interno agli USA e che gli consente di negoziare la propria tolleranza verso l’odierna missione turca in cambio di concessioni politiche ed economiche: dalle sanzioni ai gasdotti al tracciato di nuovi confini nel Medio Oriente Allargato.
Considerazioni analoghe valgono per la Cina e per l’Iran…

 

ARTICOLO CORRELATO, DA RÉSEAU VOLTAIRE:

Segreti, bugie e confusione USA nel Nord della Siria

di Thierry Meyssan

 
 
21 gennaio 2018

 

SE IL POPOLOBUE È VIEPPIÙ CREDULONE E DISINFORMATO

Non date la colpa a internet

Illusioni, giochi, guardismo, favole e risate sono gl’ingredienti che, da sempre invocati dall’utenza televisiva, sono pretesi, in peggio, da quella dei nuovi dispositivi elettronici. Dai servi della gleba a quelli della zolla multimediale non è cambiata la sostanza di modalità informative all’insegna della superficialità irresponsabile e godereccia, repulsiva della riflessione e della conoscenza autentica. Si spiega così come le Grandi Menzogne dell’ultimo secolo non vengano revocate in dubbio dalla preponderanza degli elettori. Dalla responsabilità dei 60 milioni di morti della seconda guerra mondiale ai due milioni di mediorientali massacrati durante l’aggressione all’Iraq nei primi anni Novanta, dai bombardamenti NATO sulla Jugoslavia alla messinscena terroristica dell’11 settembre 2001 all’invasione dell’Afghanistan e della Libia: è tutt’un turbinio di falsità che i media di regime inculcano nel popolobue, con la vaselina dell’indignazione. Per esempio, quale miglior prova di idiozia del continuare a bere la sciocchezza d’un aereo di linea che penetra nel Pentagono traverso un pertugio di pochi metri, indi perfora una decina d’altre muraglie e poi si vaporizza (sic) non lasciando traccia alcuna? Scendendo all’infimo italico, gli elettori si accingono a rimandare in parlamento i medesimi cialtroni responsabili di decennale saccheggio delle casse pubbliche, privilegiando i peggiori spacciatori di menzogne, compreso un ex capo di governo che, mai costituzionalmente candidabile perché titolare di concessioni pubbliche televisive, guida oggi, da dietro le quinte e da pregiudicato condannato per truffa allo Stato, lo schieramento che si ricandida a riscassare il Paese.
Ecco una cronologia puntuale delle disastrose conseguenze di gestioni della cosa pubblica affidate alla sovranità popolare. E una proposta politica, ragionevole e pacifica, per revocare il diritto di voto a chi non lo merita…

 

ARTICOLO CORRELATO, DA LE MONDE, EDIZIONE PER ABBONATI DEL 21 GENNAIO 2018:

Internet e l’economia dell’indignazione

di Olivier Clairouin

 
 
19 gennaio 2018

 

ITALIA

Senatrice a vita per meriti di sopravvivenza

Il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, oggi ha elevato al laticlavio la signora Liliana Segre, di anni 87, che nel 1938 fu condannata dalle leggi razziali italiane alla deportazione in Germania, dove i tedeschi la comandarono a fabbricare bombe nello stabilimento Union, vicino al campo di prigionia di Auschwitz. Qui la signora Segre soggiornò dal 6 gennaio 1944 sino al gennaio dell’anno successivo, quando il campo fu evacuato. Venne quindi trasferita in un sottocampo vicino Ravensbrück, dal quale fu liberata dagli Alleati quattro mesi dopo. La signora Segre ha iniziato a raccontare i suoi 16 mesi di prigionia nei primi anni Novanta, animando interviste, conferenze e testimonianze che perdurano da quasi 300 mesi. Una longevità esternativa che ha commosso la presidenza della repubblica, cui spetta la nomina di cinque senatori.

 

ARTICOLO CORRELATO:

LA GERMANIA DEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO

Lavoro forzato con salario differito

Durante la seconda guerra mondiale, nei pressi di Auschwitz, i tedeschi impiantarono fabbriche indispensabili allo sforzo bellico. Vi si producevano munizioni, bombe e altro. Inoltre vi si lavorava il carbone, estraendone petrolio e ricavandone la buna, gomma sintetica. La manodopera era mista: prigionieri dei campi nonché operaie e operai del luogo, inabili al servizio militare. Tutti erano retribuiti: i liberi con regolare salario, i prigionieri con mercede minore, versata però alle SS, che gestivano i campi. Al termine del conflitto la Germania fu condannata a versare, oltre ai danni di guerra e un compenso allo Stato d’Israele per ogni ebreo morto nei campi, anche le retribuzioni sottratte dalle SS ai prigionieri.
La Germania indennizzò anche il lavoro forzato dei prigionieri militari italiani, versando i soldi alle loro associazioni ex combattentistiche. È un fatto che gran parte degli ex prigionieri che avrebbero dovuto riceverli non li vide mai. Dove sono finiti?
La foto sotto mostra una veduta parziale dello stabilimento della IG Farben a Monowitz, vicino Auschwitz. Benché si tratti di un complesso industriale mastodontico, la quasi totalità degli ex-forzati ha rimosso il doloroso ricordo della sua esistenza, nonché la circostanza che ci andava a lavorare. Una dimenticanza che, sottacendo la ragione industrial-militare per cui i campi di Auschwitz furono realizzati, ne corrobora altre finalità, queste ben vivide nei resoconti dei reduci.

 
 

ILLIBERTÀ, MEDIA DI REGIME E ACRISIA POPOLARE

Veline al valium per pennivendoli e reti sociali

Le notizie importanti sono segreti che si tengono chiusi a chiave in un cassetto;
il resto non è che propaganda.

Iperbole registrata là ove le parole hanno un peso.

L’abuso della credulità popolare è sanzionato penalmente dall’articolo 661 del Codice: «Chiunque, pubblicamente, cerca con qualsiasi impostura, anche gratuitamente, di abusare della credulità popolare è soggetto, se dal fatto può derivare un turbamento dell’ordine pubblico, alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 15.000.»
È una norma che risale al 1938 (monetariamente aggiornata), anno in cui l’inciviltà giuridica toccò il fondo con le leggi razziali, peraltro non avversate né dalla magistratura, né dai politici a libropaga del regime né, tantomeno, dalla stragrande maggioranza del popolo.
L’articolo citato è un insulto al Diritto per due ragioni. Primo, perché subordina il reato al «turbamento dell’ordine pubblico», implicitamente consentendo l’abuso quando esso non crea disordine. Secondo: è ferocemente classista, perché concede licenza di propalare bugie a chiunque possa permettersi di sborsare una cifra che certo non dissangua i locupleti.
Tanta benevolenza della legge verso gli untori mediatici in genere è scompensata dal linciaggio sociale, quando non dalla galera, comminati a chi divulga determinati fatti non provati come falsi – e dunque da supporsi veri – o addirittura accertati come autentici, ma che collidono con la Vulgata ufficiale. Per esempio nell’anno di grazia 2018, cioè a qualche secolo dall’abolizione del rogo degli eretici, vengono condannati all’emarginazione comunicazionale quanti revocano in dubbio la versione made in USA degli attentati dell’11 settembre 2001 e pretendono diffondere cronache non armoniche con i notiziari di matrice governativa…

 

ARTICOLO CORRELATO, DA RÉSEAU VOLTAIRE DEL 16 GENNAIO 2018:

La verità sulle fake news

Mentre la NATO era occupata a mettere in atto un vasto sistema di accuse ai russi per dimostrare la loro continuità con la propaganda sovietica, a Washington si è diffusa un’ondata d’isterismo. Per screditare il nuovo presidente degli Stati Uniti, i media dominanti lo accusano di dire un mucchio di sciocchezze. Trump replica accusandoli di diffondere false notizie. Il frastuono è amplificato dal rapido sviluppo dei social network, dapprima usati dal Dipartimento di Stato come armi contro i regimi nazionalisti, ora diventati forum popolari per combattere gli abusi d’ogni genere di élite, Washington innanzitutto.

di Thierry Meyssan

 
 
14 gennaio 2018

 

SIRIA

I disertori che fuggono in Europa

Prima che la NATO spedisse mercenari a terrorizzare la Siria con bombe, gas nervini e sgozzamenti, prima che corrompesse molti siriani inducendoli a disertare dall’esercito nazionale, e prima che pretestasse tanta barbarie per ulteriormente invadere il Paese con truppe proprie, un giornale prono all’Occidente Bellico aveva intervistato il capo del governo di Damasco. Alla domanda perché «soffocasse la democrazia», Assad rispose (evoco a braccio): In Siria convivono molte religioni che, se non vigilate nelle relazioni reciproche, possono degenerare e indurre le componenti più radicali a confliggere.
In sostanza Assad, implicitamente ammettendo una “democrazia limitata”, la giustificò come indispensabile antidoto alla guerra civile. Assad non ritorse che tutte le democrazie del mondo, a principiare da quella degli Stati Uniti e giù giù sino all’Italia del parlamento dei pupi, sono condizionate dai poteri forti, i quali ossequiano la sovranità popolare purché non contrasti con l’arbitrio loro; né Assad ritorse che la NATO, la stessa che ora pretendeva dar lezioni di democrazia alla Siria, aveva appena dimostrato, bombardando e squartando la Jugoslavia, come la pretesa di portare la democrazia a Belgrado fosse mero pretesto per occupare militarmente il Paese, frazionarlo in Stati-cuscinetto e saccheggiarne le risorse. Assad si limitò ad ammettere ciò che ogni Paese NATO nega: che il primo dovere di un governo è preservare la pace interna a ogni costo, anche a quello di limitare la sovranità popolare quando questa minaccia di picconare la Costituzione e soccombe alle lusinghe di qualche santo liberatore straniero.
Veniamo all’oggi e leggiamo gli esiti dell’invasione della Siria nelle molte mappe che disegnano lo smembramento del Paese. Tutte si differenziano perché ogni esercito in campo traccia i confini che gli fanno comodo, ma tutte condividono un’immagine di fondo innegabile: la guerra civile scatenata, armata e a volte direttamente condivisa dalla NATO ha cantonato il legittimo governo Assad in una porzione minoritaria del Paese. Il resto è condiviso da milizie al soldo di governi stranieri e da quelli confinari, che profittano del caos per rosicchiare terra al vicino.
Sono confini cangianti, in armonia con l’avanzare e l’arretrare degli schieramenti in campo: da una parte Assad e alleati (principalmente Russia e Iran); sul fronte opposto la NATO e alcune petromonarchie, in mezzo la schiera di quelli che tengono i piedi in due scarpe, come la Turchia e altre petromonarchie. Per il  momento Assad e alleati sono in vantaggio ma gli accordi che si profilano sanciscono vittoria e sconfitta per ogni compagine: la NATO ha rinunciato a detronizzare Assad e a spezzettare il Paese secondo il disegno primigenio ma la Siria deve rassegnarsi comunque a essere mutila di gran parte del proprio territorio, a beneficio di Stati-cuscinetto sul calco jugoslavo e dunque propaggini della NATO o di altri poteri regionali, come la Turchia, Israele, le petromonarchie. È il saldo confinario di una guerra che avrebbe avuto ben altro esito se i cittadini siriani, arruolati o abili alle armi, le avessero imbracciate per difendere la patria. Invece l’hanno tradita. Sono venuti meno al loro dovere, civico e morale, di fare resistenza contro gli invasori. Invece se ne sono lasciati sedurre. Oppure si sono imboscati nelle retrovie, campando di sciacallaggi. Oppure sono fuggiti in Europa reclamando
status di rifugiato politico, così incassando le prebende largite da Stati-aziende che, pur di arruolar manodopera fresca e a buon mercato, fingono di scorgere in ogni immigrato un perseguitato in fuga da regime dispotico…

 

ARTICOLO CORRELATO, DA DA RÉSEAU VOLTAIRE DEL 9 GENNAIO 2018

Il piano francese per riconoscere il “Rojava”

La discussione in Francia su dove giudicare gli jihadisti francesi è in realtà un falso dibattito, animato da una televisione e un giornalista che nascondono al pubblico i propri intrecci, un dibattito finalizzato, in realtà, a preparare le condizioni per potersi sbarazzare delle testimonianze sul ruolo militare della Francia contro la Siria. Sperando che gli alleati lo accettino, la Francia allestisce le condizioni per il riconoscimento di uno Stato fantoccio, il “Rojava”, modellato su quello del “Kosovo”.

di Thierry Meyssan

 
 
10 gennaio 2018

 

IL CIRCO DEI DISINFORMATORI

Spacciatori di soporiferi

Per distogliere il popolobue dai problemi reali che lo assillano, politicanti e media di regime europei lo intrattengono e lo assillano con un minestrone di amenità, fantasmi paurosi, roghi di streghe, esche di facili arricchimenti, emozioni suscitate da resoconti violenti e scandalosi, il tutto condito con falsità e censure che negano comprensione degli eventi reali e importanti, dallo sfascio della sanità alle casse pubbliche depredate, dal peggioramento delle condizioni di lavoro alla giustizia negata, dallo smantellamento dello Stato sociale alle guerre coloniali spacciate per umanitarie, dall’importazione dissennata di manodopera al macello di utenti della strada. È pur vero che questo intontimento dei consumatori-elettori è propiziato dalla passiva complicità di chi lo subisce, quando non anche dall’entusiasmo di quanti addirittura lo invocano.
Ecco una rassegna degli episodi più eclatanti che marcano la degerazione del peggio: dal
Panem et circenses ai circenses e basta.

 

ARTICOLI CORRELATI:

Indietro Savoia!

Per mascherare l’incostituzionalità di uno schieramento politico guidato da un pregiudicato legale nonché impresentabile morale, la lobby affaristica sorretta dalla telecrazia non esita a chiamare in servizio ex reali squalificati dalla storia. E schiere di italioti, rimasti in cuor loro allo stadio di sudditi monarchici, battono le manine…

 

La lapide in giardino

Nella campagna francese dove i prati coprono i resti di centinaia di migliaia di soldati mandati a morire dai governi di Parigi e di Berlino, succede che un cittadino tedesco, che comprò casa a Bitche, paese di cinquemila abitanti nel dipartimento della Mosella, collochi in giardino una stele a ricordo dei compatrioti della 17^ Panzergranadier Division, sterminati dalla seconda guerra mondiale. Una lapide sobria, senza alcun richiamo ai fasti e nefasti di vincitori e vinti, senza emblemi né stemmi né ammiccamenti nostalgici (men che meno svastiche), una pietra grigia di 70 x 50 centimetri, spessa cinque, simile a quelle che i poveri piantavano un tempo al cimitero: un pensiero alle vittime del militarismo del secolo scorso. Eppure la magistratura di Sarre ha mandato i gendarmi a sequestrare la lapide e ha aperto un’inchiesta per «apologia di crimini contro l’umanità», come se piangere le vittime di un crimine equivalesse a elogiare chi l’ha commesso. E i politicanti, insensibili alle devastazioni del fascismo odierno in cui si camuffa la mediacrazia, enfatizzano l’episodio per riscuotere benemerenze antifasciste, da monetizzare alla prima tornata elettorale…

 
 
9 gennaio 2018

 

VIAGGI-MERENDA

Massimo D’Alema a Teheran

Ieri l’ex primo ministro Massimo D’Alema e altri 200 “utili partecipanti” da tutto il mondo erano ospiti del governo iraniano. Che ci sono andati a fare? Ufficialmente, a partecipare alla Seconda Conferenza Mondiale sulla Sicurezza, che si è svolta in un’unica giornata ed è stata dedicata soprattutto a incontri bilaterali. Come quello tra il dirigente politico italiano e il ministro degli esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, immortalato in una foto cui la stampa locale ha dato grande risalto, corredandola di rendiconti declinanti le rituali banalità che i diplomatici si scambiano quando non devono dire nulla. In realtà, dietro le quinte di questa dispendiosa adunata…

 
 
8 gennaio 2018

 

IRAN

Mahmoud Ahmadinejad

 
 
6 gennaio 2018

 

MEDIORIENTE ALLARGATO

Tra pessimismo dei subordinati e ottimismo dei negligenti

L’odierno rinfocolarsi dell’aggressione mediatica all’Iran ‒ sintomatica o prodromica dell’opzione bellica ‒ alimenta analisi geopolitiche diametralmente complementari: da un lato coloro che si sono rassegnati all’ineluttabile avanzata della diplomazia delle cannoniere e dunque spronano Teheran a fondere la teocrazia democratica nel crogiolo della globalizzazione ideologico-capitalista di stampo statunitense; dall’altro coloro che, affezionati alle stratificazioni sociali di ceppo marxiano, misconoscono o negligono il formarsi e il mutare di ceti aggregati da dinamiche meramente consumistiche, goderecce ed emozionali che, servite e asservite da dispositivi elettronici mutanti, richiedono agli analisti politici uno sforzo continuo di aggiornamento tecnologico e di ideazione di nuovi metodi di predicazione valoriale.
La somma di questi due opposti eccessi in-culturali, dà zero, cioè zero ostacoli all’eradicazione o all’aborto di sperimentazioni di forme di gestione della cosa pubblica inglobanti crescenti spazi di giustizia distributiva e di solidarietà sociale, dunque prefiguranti un socialismo economicamente competitivo con il capitalismo.
Ma ecco emergere, tra i baratri del pessimismo (estraneo all’intelligenza) e dell’ottimismo (saturo di volontà), di novelli messia che, lungi dal richiamarsi a categorie obsolete come “popolo” e “democrazia”, si appellano a ben altre, efficienti e affidabili risorse…

 

CORRELATO, DA MONDIALISATION.CA DEL 4 GENNAIO 2018

Nessun regime change a Teheran

di Bruno Guigue

 
 
5 gennaio 2018

 

MAIEUTICA A BENEFICIO DEL POPOLOBUE

Mettiamo pure…

…che quanto riferisce da mesi la stampa atlantista a proposito del conflitto mediorientale sia vero, cioè che:

1.
Lo Yemen ha lanciato contro l’Arabia Saudita missili di fabbricazione iranian
a.
E allora? Da oltre un anno l’Arabia riversa sullo Yemen, Stato sovrano e indipendente, una gragnola di bombe che hanno ucciso decine di migliaia di civili, coventrizzato villaggi e quartieri cittadini, immiserito milioni di persone, provocato una carestia e un’epidemia di colera in danno di centinaia di migliaia di persone. E tutto questo perché i cittadini dello Yemen hanno osato cambiare il loro governo, sostituendolo con uno meno prono all’Arabia. Ebbene: perché gli yemeniti non dovrebbero tentare difendersi? Perché non dovrebbero avere il diritto di replicare alle centinaia di bombe sganciate sulle loro case dall’Arabia con almeno tre modesti missili, l’ultimo sparato ieri? Tre di numero, sì, perché di più non ne hanno o non vogliono usarne. Si noti: nessuno dei tre è andato a bersaglio e tutti sono caduti nel deserto, senza colpire essere umano. E dove potrebbero aver acquistato, gli yemeniti, questi missili se non da Paesi che hanno la tecnologia per fabbricarli e sono disposti a venderli? Li hanno comprati dai mercanti internazionali di armi, che se ne sono forniti in Iran. Allo stesso modo in cui l’Arabia si fornisce di bombe e mine antiuomo da una società tedesca che le fabbrica in Lombardia e in Sardegna; o l’Esercito Islamico si approvvigiona di armi francesi e tedesche e americane per massacrare i siriani a centinaia di migliaia.
Ebbene: perché neppure il sindacato CGIL si scandalizza se i suoi iscritti fabbricano mine che mutilano anche i bambini a centinaia di migliaia né alcun parlamentare ha da ridire se l’italica industria bellica fornisce armi di distruzione di massa alle dittature amiche dell’Italia e della NATO, mentre si scandalizza se lo Yemen compra armi dall’Iran?

2.
L’Iran sta cercando di costruire la sua prima bomba atomica.

E allora? L’ONU riconosce a ogni Paese membro il diritto di difendersi con armi adeguate, cioè proporzionate a quelle degli avversari, se no servono a niente. Gli Stati Uniti furono i primi a dotarsi di ordigni nucleari, col pretesto che la Germania avrebbe tentato di fabbricarne in passato e che l’URSS avrebbe potuto fabbricarne in futuro. Oggi gli Stati Uniti sono la prima potenza nucleare mondiale, davanti a Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia, Israele, India, Pakistan. Fermiamoci a questo elenco ufficiale, monco di Stati che l’atomica ce l’hanno ma negano di averla. Dunque otto Paesi sono autorizzati a detenere arsenali atomici per decine di migliaia di testate (gli USA da soli ne vantano 40.000), mentre l’Iran non può provare a fabbricarne neppure una?! Con che diritto gli Stati Uniti e i loro flabelliferi, a cominciare dall’Italia che ospita centinaia di atomiche made in USA, negano al governo iraniano ‒ peraltro democraticamente eletto con un’affluenza di gran lunga superiore a quelle registrate in USA e in Europa ‒ di attrezzarsi di strumenti di difesa idonei a contrastare eventuali offese?

3.
In Iran si violano i diritti umani.

Quando i poliziotti iraniani arrestano terroristi si comportano come i poliziotti di ogni altro Paese del mondo, compresi quelli americani e italiani: lungi dall’offrirgli il tè, li strapazzano quanto basta per indurre i presunti rei a confessare crimini e a rivelare i nomi dei complici per poter così scoprire i mandanti e disinnescare ulteriori complotti e bombe. Quando voi sentite alla tivù che «l’arrestato è stato torchiato per notti intere finché ha confessato», vuol dire che, come minimo, è stato sottoposto alla tortura negatrice del sonno, e, come massimo, è stato «conciato per le feste», con metodi inquisitori spesso letali, anche se raramente gli uccisori vengono processati per omicidio. Il popolo plaude a chi toglie di mezzo i devianti, purché gli si tacciano i dettagli sgradevoli. In una caserma europea i poliziotti, per indurre un sospettato a confessare colpe che, come successive indagini avrebbero appurato, non aveva commesso, lo appesero fuori dalla finestra, prospettandogli di lasciarlo precipitare. I gendarmi non ressero la presa e il sospettato si sfracellò parecchi piani sotto. Il magistrato assolse i poliziotti, motivando che il sospettato si era suicidato. Più recentemente, in una caserma tedesca, un immigrato, incatenato al letto di una cella e deprivato di ogni effetto personale, inclusi eventuali fiammiferi e accendini, è bruciato vivo. Sentenza assolutoria dei magistrati nei confronti dei poliziotti che lo avevano in custodia: il detenuto si è dato fuoco da solo.
Se simili episodi pertengono la patologia delle democrazie occidentali, peggiore è la fisiologia. All’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, il governo americano ha varato il Patriot Act: una legge che smantella ogni tutela dei diritti umani. I cittadini americani possono essere incarcerati dalla polizia a tempo indeterminato, senza assistenza legale, senza motivo dichiarato, possono essere deportati nella base militare di Guantanamo (che occupa illegalmente Cuba, in barba al diritto internazionale) o su una nave-carcere per esservi torturati; dai tempi di Barack Obama ogni settimana si riunisce alla Casa Bianca un comitato segreto che condanna a morte, ovunque nel mondo, quanti sono ritenuti minacciare gli interessi degli USA e dei loro alleati. Erano sicari americani, per esempio, quelli che anni fa sequestrarono un imam, cittadino italiano, nel cuore di Milano, spalleggiati da funzionari dello Stato italiano. Decollano dalla Sicilia e dalla Puglia, per esempio, i droni made in USA che vanno a sparare missili nelle case di cittadini mediorientali, macellando tutti gl’inquilini. Gli americani si arrogano l’arbitrio extragiudiziale di assassinare chiunque spiaccia al governo di Washington e ai suoi alleati. Eppure queste abiure dei diritti umani fondamentali, celebrate dagli USA e dai loro alleati, nonché i loro crimini planetari non infiammano di sdegno i popoli occidentali, opportunamente impigriti quando non decerebrati, da tivù e dispositivi elettronici, allo stadio primordiale di primati da curva nord: in perenne questua di crociate macellatrici per cui tifare. Come quella ora lanciata da Donald Trump contro l’Iran.
[…]

 

ARTICOLO CORRELATO, DA LE MONDE DIPLOMATIQUE

L’Iran nel mirino

di Serge Halimi

 
 
4 gennaio 2018

 

IN USA E IN EUROPA L’UOMO BIANCO COMINCIA A PAGARE IL CONTO

La rivincita dei Boxer

L’industria e la finanza orientali, massime quella gialla, mostrano i muscoli in Oriente, mentre con discrezione, quasi in segretezza, fagocitano ricchezze in Occidente. Migliaia di aziende, basate a Milano, Parigi, Francoforte, Londra, New York e via elencando i bastioni della ricchezza ammassata da secoli di colonialismo, sono controllate da società asiatiche. Ecco la mappa di un’avanzata economica anticipatrice di umiliazioni anche politiche e che induce i visipallidi più accorti a flettersi al vento dell’Est, negoziando rese e piatendo alleanze…

 

ARTICOLO CORRELATO, DA LE MONDE DATA ODIERNA, EDIZIONE PER ABBONATI

L’Asia stravolge l’ordine dell’economia mondiale

Secondo l’istituto CEBR,  nel 2018 l’India otterrà il quinto posto, davanti a Francia e Regno Unito.

di Marie de Vergès

 
 
3 gennaio 2018

 

SFRUTTAMENTO DELLA CREDULITÀ POPOLARE

«Sborsa e adotta un orfano tibetano»

L’esortazione è rivolta al popolo italiano che la sera intontisce dinanzi alle tivù di regime, dove s’abbuffa d’un intruglio soporifero dagl’ingredienti indistinguibili: favole per adulti-bambini, notizie che negano il senso degli eventi, sollecitazioni al consumo, guardatine erotiche, stimoli piagnoni. Tra questi ultimi segnaliamo quello di un sodalizio che batte cassa «per aiutare gli orfani tibetani», sollecitando il telespettatore ad «adottarli a distanza». Il messaggio merita di essere contestato non tanto perché falso e grezzo ben oltre l’indecenza e ‒ dal punto di vista del nostro diritto naturale, anche oltre la legalità ‒ ma perché rivelatore del livello di dabbenaggine e ignoranza cui è precipitato il teleutente medio.
Lo spot pubblicitario alterna primi piani di bambini truccati come bambolotti, nei loro costumi tradizionali, durante una festa, a querimonie che, richiamando in servizio i sedimenti della decennale propaganda bellica diffusa dai media occidentali sul Tibet, lo ribadisce schiavizzato dai comunisti cinesi, che dunque, nel paralogismo dello spot, vanno ritenuti responsabili dell’orfanato. Vediamo se è vero.
Il Tibet non è uno Stato oppresso dalla Cina. È una regione della Cina, come la Lombardia lo è dell’Italia. Le peculiarità del Tibet rispetto al resto del Paese, sono due. La prima è geofisica: si estende soprattutto ad altissima quota, dove si ergono le cime più elevate del mondo. Dunque: temperature, flora e fauna che rendono ardua la sopravvivenza e rallentano lo sviluppo dei fattori produttivi, impedendo alla regione di progredire allo stesso ritmo delle altre. Seconda peculiarità: il Tibet è reduce da secoli di oppressione da parte di un ordine monastico medievale, che sarebbe stato giudicato sanguinario e barbaro persino nell’Europa dei secoli bui, figuriamoci con i parametri della Cina moderna, che è il secondo Stato più progredito e ricco del mondo e che fra tre anni sarà il primo, surclassando gli Stati Uniti. Nel Tibet monastico il popolo non aveva diritti ma solo il dovere di servire i monaci senza limiti, in condizioni di schiavitù e incorrendo, in caso di disobbedienza, a pene detentive e corporali sino alla morte.
Oltre mezzo secolo fa, Mao, vincendo la guerra civile e instaurando la repubblica comunista, mise fuorilegge la teocrazia monastica, imponendo anche ai monaci tibetani di rispettare le leggi del Paese, che ovviamente vietano a chiunque di sottomettere chicchessia. Il Tibet cominciò a essere liberato dall’isolamento medievale cui i monasteri lo avevano condannato. Lo Stato ha costruito ospedali, ambulatori, scuole, case popolari e via elencando tutte le strutture che caratterizzano le moderne comunità e che invece erano sconosciute ai tibetani-schiavi. In anni recenti, il governo di Pechino ha inaugurato una linea ferroviaria elettrificata che connette il Tetto del Mondo al resto della Cina.
Ai giorni nostri il benessere socio-economico del Tibet non è diverso da quello goduto dalle altre regioni dei Paesi moderni, tenuto conto ovviamente della sua peculiarità altimetrica e del suo retaggio teocratico. Per cui neppure in Tibet l’incidenza dei bambini orfani è diversa da quella riscontrabile nel resto del Paese o in Italia. In Tibet, come ovunque altrove in Cina, non esistono bambini orfani abbandonati, giacché di ogni orfano si fa carico lo Stato, sino al momento in cui non si trova una famiglia cinese (preferibilmente tibetana) disposta ad accoglierlo. Gli orfanatrofi tibetani ‒ che, ribadiamo, ospitano i piccoli sino al perseguito momento della loro adozione ‒ sono ben foraggiati dallo Stato e non hanno bisogno delle elemosine degli italiani stravaccati davanti alla tivù.
La storia e lo status giuridico della regione tibetana sono ben noti a ogni italiano idoneo a esercitare la sovranità popolare insita nel diritto cittadinanza, cioè a ogni italiano dotato di un minimo di intelligenza e di cultura; nonché dotato di quel minimo di autonomia critica indispensabile ad apprezzare l’insensatezza della cosiddetta “adozione a distanza”. A cospetto di questi cittadini i sedicenti elemosinieri pro-orfani tibetani ritirano la mano vuota: il loro messaggio teatrale non fa breccia in persone consapevoli e razionali. Ma va a bersaglio con gli altri, che costituiscono il grosso degli aventi diritto al voto. Ed è questa predominanza dell’emozione e dell’ignoranza sulla ragione e sulla conoscenza a imporre la riflessione che segue…

 
 
1° gennaio 2018

 

LETTERE

Chiamata alle armi (politiche)

Manifesto degli italiani onesti, coerenti, insofferenti verso il degrado morale dello Stato e determinati ad affermare i valori di solidarietà e giustizia sociali.

di FNLC, Fronte Nazionale di Liberazione dalla Corruzione

 
 
luglio 1999 - dicembre 2017

 

ARRETRATI

(La consultazione dell'archivio è riservata.)

 

1973 - 2017

 

LIBRI

(La consultazione del catalogo è riservata.)

 
lasmonda la smonda mafro obletter giancarlo scotuzzi hans defregger il cronista associazione giornalisti etici, Martha Fischer Gian Carlo Enrico Scotuzzi Gian Carlo E. Scotuzzi G.C. Scotuzzi G.C.S. GCS G.C.E.S. GCES